Il neurochirurgo Leopoldo Luque è stato definito un “capro espiatorio” nel processo che valuta eventuali responsabilità per la morte di Diego Armando Maradona. Lo ha detto oggi l’avvocato difensore Francisco Oneto nella sua arringa finale, sostenendo che l’intero procedimento rappresenta “un errore”.
Oneto ha respinto tutte le accuse mosse contro il suo assistito, imputato per omicidio insieme ad altri sei membri dello staff medico che lo avevano in cura durante la degenza domiciliare successiva a una delicata operazione alla testa e culminata con il suo decesso dopo circa un mese, il 25 novembre del 2020.
“I fatti descritti dall’accusa non sono mai stati dimostrati”, ha affermato l’avvocato, denunciando l’applicazione nel corso del dibattimento di quella che ha definito una “dottrina maradoniana” del diritto. “Sono state manipolate dottrine giuridiche consolidate, forzandole e adattandole a una teoria nuova e artificiosa, una teoria maradoniana”, ha detto Oneto.
L’avvocato ha quindi respinto categoricamente l’ipotesi del ‘dolo’. “Il pubblico ministero ha affermato che gli imputati non erano consapevoli di avere in cura un paziente complesso, ebbene, se non ne erano consapevoli, non possono essere ritenuti responsabili del suo decesso a titolo di dolo”, ha aggiunto.
Il pubblico ministero ha chiesto per Luque una condanna a 12 anni, mentre l’avvocato delle figlie — Dalma e Gianinna — ha invocato una sentenza a 15 anni, entrambi sostenendo l’accusa di omicidio doloso.




























































