giovedì, Ottobre 22, 2026
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Roma: 83% dei comuni senza libreria, settore da 1,8 miliardi e 12.200 addetti

L’83% dei comuni italiani è privo di una libreria, un vuoto culturale che convive con un comparto editoriale economico solido: il settore genera un giro d’affari di 1,8 miliardi di euro e dà lavoro a circa 12.200 addetti distribuiti in 4.451 punti vendita. È il quadro tracciato dalle ricerche condotte dall’Associazione Librai Italiani insieme al Centro Studi Tagliacarne e a Format Research, presentate a Roma, a Palazzo Altemps, negli Stati Generali delle Librerie. L’appuntamento è stato promosso in coincidenza con l’ottantesimo anniversario dell’associazione e in sinergia con il Piano Olivetti per la cultura e il Centro per il libro e la lettura; a seguire è prevista la giornata celebrativa “80VogliaDiLibri” sabato 24 ottobre.

Dai dati emerge il profilo di un operatore culturale maturo: l’età media è di 53 anni e il rapporto con la clientela si fonda su ascolto e fiducia, tanto che sette lettori su dieci frequentano regolarmente la stessa libreria. Il settore ha integrato tecnologie digitali per comunicazione e marketing senza però perdere la centralità del punto vendita fisico, dal quale arriva la quasi totalità degli incassi complessivi.

Accanto alla tenuta economica, le librerie svolgono una funzione di animazione territoriale: l’80% dei negozi promuove periodicamente incontri gratuiti, presentazioni e laboratori, lavorando spesso in raccordo con autori, associazioni e biblioteche locali.

Sul piano strutturale il mercato mostra stabilità per le attività nuove e dinamismo per l’usato; si registra inoltre una forte presenza femminile e giovanile nell’occupazione, con elevata qualificazione scolastica. La distribuzione delle saracinesche è maggiormente concentrata nel Mezzogiorno e nel Nord-Ovest, con una netta prevalenza di attività indipendenti.

Commentando i risultati, il presidente di Ali Confcommercio Paolo Ambrosini ha sottolineato: “Le librerie rappresentano un motore essenziale di coesione sociale e di sviluppo economico per i territori: per questo motivo servono misure urgenti in grado di assicurare la sostenibilità finanziaria, promuovere il ricambio generazionale, stimolare gli investimenti e contrastare la desertificazione culturale dei piccoli centri. Dobbiamo fare rete affinché il ruolo delle librerie venga riconosciuto e valorizzato dalle istituzioni”.

Sulla stessa linea il presidente di Impresa Cultura Italia – Confcommercio Carlo Fontana ha osservato: “Stiamo assistendo con preoccupazione all’ampliarsi delle distanze tra le regioni del Nord e del Sud e tra le diverse fasce sociali nelle grandi città. Non possiamo accettare che la possibilità di accedere alla conoscenza e ai prodotti culturali rimanga condizionata dal reddito o dal censo dei cittadini. Occorre intervenire con decisione a supporto della domanda di cultura, introducendo strumenti fiscali specifici come la detraibilità delle spese culturali che Confcommercio propone da tempo”.

A conclusione dei lavori è stato letto un messaggio del ministro della Cultura, Alessandro Giuli, da Stefano Lanna, direttore generale del Piano Olivetti per la Cultura del MiC. Giuli ha affermato: “Sostenere una libreria significa custodire uno spazio nel quale il pensiero può maturare, diventare autonomo e aprirsi al confronto: significa dare alla comunità gli strumenti per scegliere il proprio futuro”. Ha quindi ricapitolato le principali misure economiche attuate a sostegno della filiera: “Il credito d’imposta, con un massimo annuale di 20.000 euro per ciascun punto vendita indipendente, concorre a ridurre i costi di gestione, dagli affitti e tributi fino ai contributi per il personale. Abbiamo inoltre stanziato 4 milioni di euro a supporto delle imprese under 35, con contributi a fondo perduto fino a 24.000 euro per le spese ammissibili, di cui 1 milione riservato alle iniziative nei piccoli comuni privi di altri punti vendita”.