Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha rivolto un riconoscimento ai Maestri del Lavoro intervenendo alla cerimonia al Quirinale per la consegna delle Stelle al Merito del Lavoro per il 2026. Ha definito i Maestri del Lavoro «una testimonianza autentica e appassionata», sottolineando come la memoria debba essere messa al servizio del futuro e dei giovani, ai quali – ha aggiunto – va data fiducia in modo ampio e concreto. Ha inoltre ringraziato quanti, tra i Maestri, dedicano il loro impegno al volontariato e ha auspicato che i nuovi insigniti contribuiscano con rinnovata energia e creatività.
Secondo il Capo dello Stato, una società coesa «dà forma e sostanza alla propria sicurezza»: la coesione favorisce la partecipazione, porta a sentire il bene comune come proprio e sostiene l’economia e le istituzioni.
Riferendosi alle trasformazioni in atto, Mattarella ha invitato a non considerare i salari come un mero costo della competitività e si è rivolto a chi non riconosce il valore del dialogo e della dialettica sociale nel mondo del lavoro. Pur respingendo visioni apocalittiche sulle macchine, ha richiamato l’importanza del confronto costruttivo nelle relazioni lavorative.
Per il Presidente, il potere si organizza in istituzioni condivise e democratiche per assicurare il benessere collettivo: il lavoro è quindi «veicolo di democrazia», contribuisce alla qualità della coesione sociale, genera idee, pluralità, diffonde benessere e costruisce relazioni e comunità.
L’Europa è chiamata a difendere i valori della propria civiltà e a sostenere il proprio modello sociale «mediante innovazioni – e governandole». Ha avvertito contro atteggiamenti che vedono una dinamica salariale adeguata come un costo da comprimere per ottenere competitività, mentre si valorizzerebbero investimenti mirati a sostituire la forza lavoro indipendentemente dalla loro efficacia. Ha però confermato la necessità di incrementare la produttività delle imprese, affermando che ciò va perseguito senza rinunciare alla dignità dei lavoratori.
Mattarella ha poi rimarcato che creatività, ingegno e organizzazione rispettosa dei valori umani sono caratteri inalienabili del lavoro. Le macchine devono servire le persone, migliorando efficienza, precisione e sicurezza e riducendo fatica e bisogni; ha messo in guardia contro l’uso perverso di algoritmi che potrebbe creare nuove forme di asservimento. Le tecnologie sempre più complesse, incluse le ultime generazioni dell’intelligenza artificiale, devono diventare alleate del benessere e della civiltà umana, senza essere viste con sospetto né con un ritorno neo-luddista.
Condizione imprescindibile, ha sostenuto, è che il governo delle trasformazioni, la responsabilità delle scelte strategiche e le regole del loro impatto sociale restino nelle mani delle persone e delle loro comunità. In questo senso l’Unione Europea appare consapevole e intende promuovere uno sforzo per piattaforme digitali e forme di intelligenza artificiale su base continentale, «a partire dal raddoppio, per il 2030, del numero di specialisti dedicati all’ICT (information, communication, technology)».
Infine, il Presidente ha osservato che l’intelligenza artificiale sta svolgendo una parte preponderante nel mondo del lavoro, incidendo profondamente sulla struttura della società e sui tempi e spazi della vita quotidiana. L’introduzione di robot umanoidi, nell’ordine di decine di migliaia nei prossimi anni, solleva domande sul rapporto tra persona e lavoro: «dipende da noi, dipende dall’umanità», ha detto, ribadendo la necessità di preservare la centralità della persona.
La testimonianza dei Maestri del Lavoro è per Mattarella legata al senso del lavoro, all’etica civile e al primato della persona. In un momento di rapide trasformazioni tecnologiche, ha esortato a respingere pretese egemoniche di tecnocrazie che utilizzano tecno-scienze per ottenere potere basato sul profitto anziché sulla democrazia. Il lavoro resta «luogo simbolo della dignità della persona», dove ciascuno esprime talento e professionalità e contribuisce al bene comune, della famiglia e della comunità.


























































