sabato, Ottobre 17, 2026
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Firenze: alla Festa del Foglio prove di campagna su legge elettorale e Ucraina

Si cerca di guardare il bicchiere «mezzo pieno» in un’Italia alle prese con i rincari provocati dalle crisi esterne, e su questo terreno si svolgono le prime prove di campagna elettorale. Sullo sfondo resta però la riforma elettorale del centrodestra che, con ogni probabilità, dovrà passare il vaglio della Corte costituzionale.

La Festa dell’ottimismo del Foglio ha rimesso la politica sotto il test più delicato: la posizione sull’Ucraina. Sul palco si sono confrontati esponenti di centrodestra e centrosinistra: Guido Crosetto ha benedetto la «postura» di Elly Schlein; Chiara Appendino ha ribadito il «no» a una «economia di guerra»; Paolo Gentiloni ha invocato ancora una volta una posizione «chiara» del suo partito perché sul sostegno a Kiev «non si può transigere».

Dal palco il direttore Claudio Cerasa ha scandito che «il filo sono le stelle, la bandiera dell’Europa, e il giallo e blu della bandiera dell’Ucraina che è elemento chiaro per capire dove i nostri cuori devono battere». Alla kermesse, giunta alla decima edizione, hanno partecipato ministri ed ex ministri, incluso Luigi Di Maio; a chiudere gli interventi sono stati Roberto Occhiuto e Matteo Renzi.

Tra le novità citate a Firenze c’è Roberto Vannacci, che secondo il presidente del Senato Ignazio La Russa ha «lo zero per cento» di possibilità di entrare nella coalizione di centrodestra. Crosetto ha liquidato la domanda con il suo abituale «non ne ho mai parlato e continuo così».

Raffaele Fitto si è schermito con il suo ruolo europeo: «dal mio osservatorio non posso entrare nelle dinamiche nazionali», precisando però che il confine «estone o finlandese» è quello «europeo» e su questo punto bisogna mantenere una posizione «netta e chiara». Matteo Piantedosi, evasivo sul suo futuro, ha puntualizzato che uno spazio per l’ex generale nel centrodestra ha chance «pari a zero». Cateno de Luca ha invece sottolineato che l’operazione che Fratelli d’Italia sta chiudendo con Sud Chiama Nord può rendere «ininfluente» Futuro nazionale.

Sull’iter della riforma, il Melonellum o Stabilicum che dir si voglia, il presidente Giovanni Amoroso ha spiegato che i «binari» per valutarla, se qualcuno dovesse adire alla Corte, sono i «principi» indicati nelle due sentenze sulla legge Calderoli (il cosiddetto Porcellum) e sull’Italicum dei tempi di Matteo Renzi, mai applicato.

La nuova legge elettorale arriverà con ogni probabilità sul tavolo della Corte prima delle prossime politiche. «Il presidente della Repubblica l’ha promulgata in meno di 24 ore», ha osservato La Russa, convinto che non ci saranno intoppi: la firma rapida, secondo il presidente del Senato, «significa che non ci sono evidenti motivi di incostituzionalità» e «se Sergio Mattarella avesse avuto dubbi ci avrebbe riflettuto di più». Anche l’ex presidente della Consulta Giuliano Amato si è detto convinto che la riforma «possa funzionare», aggiungendo che non si può fare «il vecchio gioco del Pc, non mi piace quindi è anticostituzionale». Fatto salvo il numero delle firme che «è ai margini dell’irragionevolezza».

Nel frattempo stanno nascendo nuove formazioni che si organizzano con prestiti per creare componenti in Parlamento. In campo non c’è solo De Luca, che la annuncerà martedì e sarà supportato dall’ex FdI Manlio Messina e dall’attuale commissario dei meloniani in Sicilia Luca Sbardella; si stanno muovendo anche il Progetto civico di Alessandro Onorato e Più uno di Ernesto Maria Ruffini e di Franco Gabrielli.

Tutto si sta preparando mentre manca ancora la data del voto: «Si potrebbe arrivare, a scadenza naturale, fin sotto Natale», ha detto La Russa, ma «penso che si voterà ad ottobre». A taccuini chiusi, tuttavia, nessuno è davvero pronto a scommetterci.