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Cuneo, Gribaudo: il Saluzzese modello d’accoglienza da replicare; serve uno per le Langhe

La Commissione parlamentare d’inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia, presieduta dalla deputata Chiara Gribaudo, ha effettuato il 12 ottobre una tappa in provincia di Cuneo per verificare la situazione del lavoro agricolo stagionale. La visita ha toccato Saluzzo, dove è stato approfondito il modello di accoglienza diffusa dei lavoratori, e Cuneo, con audizioni in Prefettura a cui hanno partecipato istituzioni, associazioni di categoria, parti sociali e Caritas; all’esterno si sono svolte manifestazioni sindacali. La delegazione ha poi proseguito verso Asti.

I dati trasmessi all’inchiesta dall’Ispettorato Nazionale del Lavoro (Inl), integrati dall’Ispettorato territoriale del Lavoro di Cuneo, fotografano criticità significative. Nel corso del 2026 sono state effettuate 145 ispezioni nel settore agricolo con un tasso di irregolarità dell’80%. I controlli hanno comportato la contestazione di 22 posizioni di lavoro nero, di cui una relativa a un lavoratore privo del permesso di soggiorno per motivi di lavoro. Sono emersi quattro lavoratori coinvolti in fenomeni di grave sfruttamento ai sensi dell’articolo 603-bis del Codice Penale e 25 lavoratori coinvolti in fenomeni di interposizione. Le verifiche hanno inoltre rilevato 153 violazioni in materia di salute e sicurezza e hanno portato all’adozione di 11 provvedimenti di sospensione dell’attività imprenditoriale.

L’Inl precisa che si tratta di dati parziali e non consolidati, poiché l’attività di vigilanza è ancora in corso e gli esiti dei procedimenti ispettivi non sono definitivi.

Tra le criticità segnalate dall’Ispettorato figura la carenza di personale dedicato ai controlli: l’ufficio territoriale di Cuneo dispone attualmente di 17 unità ispettive, di cui 14 funzionari di vigilanza ordinaria e tre tecnici impegnati nella verifica delle condizioni di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. Il contingente tecnico è operativo soltanto dal febbraio 2026, mentre in precedenza l’ufficio non disponeva di personale tecnico interno. All’organico si aggiungono cinque unità del Nucleo ispettorato del lavoro dei Carabinieri. L’Inl segnala inoltre una rilevante vacanza organica, in particolare tra gli ispettori tecnici, che complica la possibilità di effettuare controlli capillari in un territorio caratterizzato da una forte presenza agricola e da esigenze stagionali variabili.

Nel corso della visita Gribaudo ha richiamato la necessità di interventi su più fronti. “Le criticità riguardano le irregolarità documentali, le condizioni abitative, la situazione disastrata delle nostre strade e il trasporto dei lavoratori”, ha detto la deputata, sottolineando l’importanza di attivare la Rete del lavoro agricolo di qualità prevista dalla legge 199 del 2016 contro il caporalato, che “non è mai stata avviata in questo territorio”.

Per rendere operativa la Rete, Gribaudo ha indicato la necessità di un intervento della Regione Piemonte, anche “attraverso premialità nei bandi o punteggi aggiuntivi per l’accesso ai fondi del Programma di sviluppo rurale”, con l’obiettivo di favorire le aziende che rispettano le regole e garantiscono condizioni di lavoro adeguate. Ha inoltre osservato che, oltre a protocolli firmati che hanno dato buoni risultati in casi come quello saluzzese, in altri contesti sono rimasti documenti con molti sottoscrittori ma senza adesioni operative.

La deputata ha distinto la situazione tra territori: “Bisogna fare delle distinzioni: permangono problemi nelle Langhe, mentre nel Saluzzese è stato adottato un metodo che dovrebbe essere emulato in altre zone”. Il modello saluzzese nasce infatti dall’impegno di enti locali, associazioni e sindacati e ha sviluppato una rete di accoglienza che, pur producendo risultati importanti, resta largamente legata alla volontà dei soggetti coinvolti. “Un modello strutturato ma non strutturale, nato grazie alla volontarietà di enti locali, associazioni e sindacato, che merita però di essere non solo premiato, ma sostenuto con continuità, altrimenti basta poco per tornare indietro”, ha avvertito Gribaudo, ricordando anche che la diversa durata della stagione lavorativa tra Saluzzese e Albese incide sulle necessità di accoglienza.

Un’altra problematica richiamata riguarda il sistema contributivo del comparto frutticolo saluzzese: secondo la deputata i contributi a carico dei datori di lavoro sono tra i più alti d’Italia perché calcolati su rendite catastali risalenti al dopoguerra, elemento che penalizzerebbe il settore.

Per le Langhe, Gribaudo ha auspicato l’avvio di un percorso analogo a quello del Saluzzese, attraverso una collaborazione concreta tra istituzioni, associazioni e soggetti coinvolti nell’accoglienza. “Nell’Albese manca dunque questo lavoro culturale e volontario partito anni fa. Ora però mettiamoci mano nell’emergenza, perché non possiamo assuefarci o far finta di non vederla”, ha detto, ringraziando la Caritas per il ruolo svolto sul territorio. Ha inoltre annunciato l’intenzione di lavorare con l’amministrazione comunale di Alba e in sinergia con i ministeri per individuare risposte alle criticità esistenti.

Infine Gribaudo ha richiamato la necessità di interventi sul piano normativo: tra le questioni da affrontare ha indicato il superamento delle rigidità della legge Bossi‑Fini e del sistema dei decreti flussi, oltre alle barriere linguistiche e culturali che ostacolano l’inserimento dei lavoratori. “La conoscenza della lingua e una formazione realmente utile – devono accompagnare le misure di accoglienza e tutela”, ha sottolineato. “La strada è ancora lunga e dobbiamo percorrerla insieme, con un impegno concreto della Regione, controlli efficaci, strumenti di accoglienza adeguati e norme nazionali capaci di sostenere il lavoro buono e di qualità, ma sul serio e non a spot”, ha concluso.