Anche i fiori possono mostrare un lato oscuro, spesso trascurato: possono essere tossici, trappole per insetti, o smettere di essere il simbolo condiviso di vita e bellezza. È da questa contrapposizione che prende forma la mostra di Chiara Camoni I fiori del male, che recupera versi della raccolta di Charles Baudelaire, tra cui «la bellezza è sempre bizzarra».
L’esposizione apre il 10 ottobre alla Società delle Api e resta in programma fino al 26 gennaio. Curata da Alice Motard, si svolge nelle sale e nei corridoi di un elegante palazzo storico a due passi da Piazza di Spagna, sede romana della «casa» per l’arte e gli artisti fondata dalla collezionista Silvia Fiorucci. In mostra, oltre alle opere di Camoni tratte in prevalenza dalla collezione di Fiorucci, sono presenti lavori di Fantine Andrès, Maria Loboda, Marianne Marić, Vibeke Mascini, Lionel Sabatté, Adrianna Wallis e Yuyan Wang.
«Il filo conduttore tra il Padiglione Italia della Biennale d’arte e questa mostra è che sono entrambe progetti collettivi», spiega Chiara Camoni all’ANSA. «Questa è una mostra di relazione in cui la curatrice, Alice Motard, ha invitato gli altri artisti a dialogare con le mie opere che arrivano prevalentemente dalla collezione di Silvia Fiorucci. Non si tratta però di una sintesi della mostra esposta al Padiglione Italia di Venezia, questa è invece una esposizione del tutto autonoma, con materiali e forme diverse, colori e luce diversi, in un ambiente domestico caldo. Qui ci sono tante linee nei disegni, nelle sculture e nei lavori degli altri artisti per collegare le opere l’una all’altra. Sono anche linee di relazioni sul piano simbolico, è una mostra plurale».
Secondo la curatrice Alice Motard, la mostra non nega il rispetto della natura che caratterizza il lavoro di Camoni, ma lo complica: «Ne porta alla luce il lato più oscuro e gli spazi oltre la cornice. Perché la bellezza è sempre attraversata dal sordido, dal desiderio e dalla violenza, e da tutto ciò che viene abitualmente rimosso, tenuto a distanza».
«L’arte non è per forza bella, può respingere. Mettiamo in mostra la capacità di fare coesistere gli opposti, una capacità tipica del femminile in generale ma anche delle opere d’arte. Siamo abituati a pensare alla natura nelle parti di delicatezza e bellezza dimenticandoci il lato anche drammatico e se non siamo in contatto anche con questo lato più oscuro non possiamo comprendere. Le opere hanno sempre dentro la contraddizione per porci di continuo delle questioni. Il lato oscuro dei fiori è l’altra faccia dell’esperienza che facciamo del mondo, che è la coesistenza degli opposti ed è quella a cui tutti dovremmo ambire. Spesso si viene attirati da una certa forma di bellezza ma avvicinandosi alle mie opere compare anche e sempre un elemento che mette un po’ a disagio. Le mie figure femminili ad esempio attraggono e respingono insieme. Anche i gioielli che espongo sono il risultato di gioielli distrutti in precedenza e ricostruiti».
Le opere di Camoni presenti in mostra coprono un arco temporale di circa vent’anni: «quella d’apertura coincide con l’attesa del mio primo figlio e l’opera che invece chiude la mostra è legata a mia figlia», conclude l’artista.
Per informazioni: societadelleapi.org.


























































