A vent’anni dalla prima pubblicazione, torna in un’edizione speciale King Kong Theory, il saggio di Virginie Despentes che ha contribuito a ridefinire il linguaggio del femminismo contemporaneo. L’opera esce dal 23 ottobre in libreria per Fandango Libri (pp. 144, euro 15), nella traduzione di Maurizia Balmelli e con un nuovo progetto grafico pensato per rendere il titolo più riconoscibile ed esclusivo.
La raccolta, composta da sette testi che intrecciano esperienza personale e analisi culturale, presenta una voce diretta, feroce, autoironica e radicalmente onesta. Despentes, scrittrice e regista francese, parte dalla propria esperienza — inclusa quella della violenza e del sex work — per rifiutare la postura della vittima e rivendicare un’identità al di fuori dei canoni della femminilità borghese. “Sono più King Kong che Kate Moss”, afferma l’autrice in una dichiarazione che è diventata un manifesto collettivo.
Nel saggio Despentes non offre consolazioni né soluzioni semplici, ma invita a confrontarsi con ciò che spesso si preferisce non vedere. La nota di presentazione definisce l’uscita di questa edizione come “un anniversario che è un atto politico”.
Autrice nel 1993 del romanzo-scandalo Scopami — della cui versione cinematografica Despentes è stata co-regista nel 2000 — l’autrice è stata definita dalla stampa internazionale come autrice di un titolo già destinato a diventare un classico, capace di “colpire alla giugulare il pensiero femminista più accomodante”. King Kong Theory continua così a generare dibattito.
Tra i riconoscimenti ottenuti, Despentes è stata componente dell’Académie Goncourt dal 2016 fino alle sue dimissioni nel gennaio del 2020; ha vinto il Prix Renaudot nel 2010 con Apocalypse Bébé ed è stata finalista all’International Man Booker Prize 2018 con Vernon Subutex 1.





























































