sabato, Ottobre 17, 2026
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A rischio il taglio Irpef per il ceto medio, mancano le coperture

La riduzione dell’Irpef per il ceto medio, ossia l’ipotesi di abbassare l’aliquota dal 43 al 33% sullo scaglione di reddito tra 50.000 e 60.000 euro, può essere esclusa dal pacchetto della prossima manovra. L’idea emergente nella maggioranza, emersa in un confronto al ministero dell’Economia, sarebbe di destinare le risorse limitate a interventi sul fronte sanitario per anziani e fragili e a misure di sostegno ai salari dei giovani, secondo quanto riportano Il Sole 24 Ore e La Repubblica.

Il Sole 24 Ore scrive che “il dossier non è chiuso”, perché una parte della maggioranza e del Governo continuerà a sostenerlo, ma che al momento la proposta appare congelata: le coperture non ci sarebbero, a meno di rinunciare ad alternative come il bonus per i fragili, emerso nel corso della riunione e orientato verso le fasce di reddito più basse.

I tecnici stanno valutando modalità per anticipare almeno parzialmente le detrazioni Irpef per le spese sanitarie, che oggi producono effetti solo l’anno successivo con la dichiarazione e solo per chi non è incapiente. Anticiparle per tutti è ritenuto impossibile per ragioni di cassa; per questo si lavora a un bonus a forfait il cui valore dipenderà dalla soglia di reddito dei beneficiari. In prima battuta il beneficio riguarderebbe soprattutto le spese sostenute fuori dal servizio sanitario nazionale, a partire da quelle odontoiatriche.

Sul fronte del lavoro, sempre secondo il Sole 24 Ore, una forma di sostegno agli stipendi potrebbe venire dalla replica della detassazione degli incrementi contrattuali. Invece, lo sconto fiscale sulle tredicesime è rinviato a tempi migliori: se ne potrebbe riparlare a fine 2027, conti e volontà politica permettendo, con in mezzo anche il capitolo delle elezioni.

La Repubblica sottolinea come i margini per il taglio dell’Irpef siano risicatissimi, pur ricordando che la premier Giorgia Meloni ha più volte indicato la misura come obiettivo prioritario della sua quinta manovra. Un altro elemento che alimenta i dubbi è la questione politica ed elettorale legata all’efficacia della misura: le simulazioni parlerebbero di circa 3 milioni di contribuenti beneficiari, una platea ritenuta “contenuta” rispetto alle esigenze elettorali.

Nel dibattito si valuta anche l’estensione della flat tax per le partite Iva. Dopo l’innalzamento della soglia da 65.000 a 85.000 euro, l’ipotesi ora è di portarla intorno ai 100.000 euro. Sul punto l’esecutivo sarebbe intenzionato a rilanciare la trattativa con Bruxelles, perché l’allargamento richiederebbe interventi anche sulla normativa Iva.