Il valore economico complessivo del Sistema Integrato delle Comunicazioni (Sic) per l’anno 2024 è stimato in 21,8 miliardi di euro, pari allo 0,99% del Pil, con una crescita del 6,9% rispetto al 2023. Lo ha accertato l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (Agcom), evidenziando un incremento superiore a quello dell’economia nazionale nel suo complesso.
Per la prima volta la quota più elevata spetta a una piattaforma online: Alphabet/Google detiene il 12,4% delle risorse complessive, in aumento di 0,7 punti percentuali rispetto al 2023, precedendo Rai, scesa al 12% (-0,3 punti). Meta/Facebook sale al terzo posto con il 9,7% del totale e un incremento di 1,1 punti percentuali, superando Comcast/Sky e Fininvest, rispettivamente al 9,4% (+0,1 punti) e al 9,2% (-0,2 punti). Amazon, Netflix e Dazn occupano rispettivamente la sesta, la settima e la nona posizione, con incidenze del 4,9%, 3,5% e 2,5%.
La crescita del Sic è trainata soprattutto dalla pubblicità online, che raggiunge quasi 8 miliardi di euro (36,6% del Sic) con un aumento del 12,6%, confermandosi la prima fonte di ricavo del sistema. Anche la raccolta pubblicitaria sui mezzi tradizionali è in aumento, a 5,2 miliardi di euro (+3,4%). Crescono inoltre i ricavi da offerte televisive a pagamento satellitari e online, dall’editoria elettronica, dal box office e dal complesso delle entrate da fondi pubblici. Si riducono invece i ricavi provenienti dalla pubblicità e dalla vendita di copie e collaterali dell’editoria quotidiana e periodica, dalle agenzie di stampa a carattere nazionale e dall’home video.
Quanto alla distribuzione delle risorse tra gli operatori, nessuno nel 2024 realizza ricavi superiori alla soglia del 20%; i primi due operatori si attestano su valori superiori al 10%. Gli operatori con quote superiori all’8% ma inferiori al 10% sono tre. I soggetti con quote almeno pari all’1% restano dodici, gli stessi dell’ultimo biennio, e raccolgono congiuntamente 15,4 miliardi di euro, pari al 71% delle risorse complessive.
Analizzando le aree di attività economica, prevalgono i servizi di media audiovisivi, radiofonici e le piattaforme di condivisione di video a pagamento, che con quasi 9,5 miliardi di euro (+6,8%) assorbono il 44% delle risorse complessive, una quota sostanzialmente invariata rispetto al 2023. All’interno di quest’area, i servizi di media audiovisivi in chiaro valgono poco meno di 5 miliardi di euro (+4,4%), sostenuti dall’aumento della raccolta pubblicitaria e delle risorse pubbliche; i servizi a pagamento raggiungono 3,9 miliardi di euro (+11,3%), trainati dalla componente online (+15,3%) e dalla ripresa delle offerte satellitari (+5,8%) dopo anni di contrazione. La radio, che rappresenta il 7% dei ricavi dell’area, registra una lieve flessione (-0,4%), principalmente dovuta alla riduzione delle risorse pubbliche.
Con un peso crescente nella composizione del Sic, l’area dell’editoria elettronica e della pubblicità online vale 8,2 miliardi di euro (+12,3%) e incide per il 38% del sistema, sostenuta in particolare dalla pubblicità online che rappresenta il 97% del comparto. L’editoria tradizionale (quotidiani, periodici e agenzie di stampa) resta la terza voce con 2,8 miliardi di euro, ma la sua incidenza sul Sic scende al 13% (-1,5 punti): le entrate complessive si contraggono del 3,9%, riflettendo la crisi strutturale del settore che colpisce sia la vendita di copie sia la raccolta pubblicitaria.
Completano il quadro la pubblicità esterna, che vale 739 milioni di euro (+3,4%) con un’incidenza del 3,4% sul Sic, e il cinema, che scende a 512 milioni di euro (-2,0%).




























































