sabato, Ottobre 17, 2026
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Autonomia all’ultimo miglio: Cdm vara ddl per Lombardia, Veneto, Piemonte e Liguria, Salvini esulta

Il governo ha approvato in Consiglio dei ministri i disegni di legge che attribuiranno forme di autonomia differenziata a Lombardia, Veneto, Piemonte e Liguria. L’approvazione è arrivata con un discreto anticipo rispetto al termine dei 45 giorni previsto dopo la trasmissione delle intese definitive dalle Regioni, fissata tra il 3 e il 22 settembre. Il ministro Roberto Calderoli, che a Pontida il 20 settembre aveva chiesto “gli stessi tempi usati per approvare alla svelta la legge elettorale”, ha espresso soddisfazione per l’operazione.

Matteo Salvini ha definito il risultato “Una soddisfazione enorme, da ministro, da italiano e da leghista”, dopo il Cdm a cui sono stati invitati anche i quattro governatori. L’iter parlamentare rappresenta l’ultimo atto per attribuire alle Regioni interessate “ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia” su materie quali la tutela della salute, il coordinamento della finanza pubblica, la protezione civile, le professioni e la previdenza complementare e integrativa. I disegni di legge sono otto e dovranno essere approvati da Senato e Camera a maggioranza assoluta; potrebbero essere ripartiti tra i due rami e, nel centrodestra, si punta a completare l’iter nei primi mesi del 2027, tenendo conto dell’imminente avvio della sessione di bilancio.

Nella maggioranza si valuta anche l’impatto politico dell’operazione: potrebbe servire a Giorgia Meloni per rafforzare la Lega in vista delle elezioni, con l’obiettivo di raggiungere il 42% di coalizione alle urne. Da Fratelli d’Italia si sottolinea che si tratta di un punto del programma e il ministro meloniano Gianmarco Mazzi osserva che “Rispettiamo la parola data”.

All’interno della Lega, l’approvazione arriva mentre il partito si prepara al Congresso straordinario del 24 e 25 ottobre, occasione in cui Salvini arriverà con un risultato concreto da mostrare. Tuttavia il clima interno resta teso: i frondisti ripetono che la disputa sul candidato sindaco a Milano non era personale ma riguardava contenuti politici e la necessità di riportare al centro temi del Nord. Al Congresso potrebbe essere presentata una mozione sul Nord con l’apporto delle varie “Leghe” regionali e promossa dal capogruppo alla Camera Riccardo Molinari; secondo i dissidenti il documento sarà allineato “come quello che fece Alberto Stefani all’ultimo congresso” e per alcuni rappresenta un modo con cui “Così Salvini mette il cappello anche sul Nord”.

Tra i rappresentanti del Nord si avverte che il fronte dei governatori si è in parte sfaldato, con Maurizio Fugatti rimasto al fianco di Attilio Fontana e Massimiliano Romeo. Da chiarire il ruolo che giocherà Luca Zaia, indicato da molti come “in riavvicinamento” verso Salvini. Non è esclusa la presentazione di una mozione dei nordisti per ribadire l’esistenza di una minoranza, ma il regolamento interno complica le modifiche allo Statuto: per proporle servono non meno di 80 firme provenienti da almeno quattro Regioni, con voto palese e per alzata di mano. Probabilmente una modifica non arriverà prima del congresso, ma l’associazione del Nord promessa da Fontana sarà presente; lo conferma lo stesso governatore, sottolineando che “nessuno di noi ha chiesto il congresso”.

In chiusura della polemica interna, alcuni critici osservano che il congresso coinvolgerà gli stessi delegati che hanno già confermato Salvini nella precedente assise; un dissidente rimprovera di non aver coinvolto i militanti “come per le primarie del 2013 che vinse Salvini contro Bossi”. Claudio Borghi replica che la lunga narrazione estiva sulle difficoltà interne ha finito per non mostrare alternative e che, chiamato il congresso, non è emersa un’alternativa concreta: “Allora si poteva parlare di meno quest’estate…”.