AVERSA – (g.g.) Abbiamo seguito passo passo le vicende politiche connesse all’amministrazione comunale di Aversa da metà agosto in poi e, come già scritto con spiegazioni esaustive, la redazione sostiene che “Franco o Francesco Matacena non ne ha indovinata una. Lui e la politica sono due cose distinte e separate”.
Secondo la ricostruzione pubblicata, Matacena — che, si afferma, a questo punto fa parte a pieno titolo del movimento Noi Aversani — avrebbe adottato una mossa contro Giovanni Innocenti privando i suoi due assessori delle deleghe alla polizia municipale e alla protezione civile, condotta che la redazione aveva già spiegato nell’articolo pubblicato ieri sera.
La valutazione riportata è che, quando un sindaco compie un atto del genere, lo fa perché è tranquillo sui numeri del consiglio comunale e convinto che la parte colpita non potrà poi, eventualmente, mandarlo a casa. In questo caso, si sostiene, Matacena si sarebbe messo da solo in un angolo e, dopo la seduta del consiglio comunale in cui i numeri della maggioranza sono clamorosamente mancati, si è dimesso.
Nella nota di dimissioni Matacena ha scritto: “non sono legato a una poltrona e non intendo esserlo oggi, le mie dimissioni sono un atto di responsabilità ma soprattutto un invito a tutti a riflettere senza ambiguità, sulla necessità …”. La redazione osserva tuttavia che questa dichiarazione sembra entrare in contrasto con la decisione di togliere le deleghe a Innocenti, decisione giudicata dall’articolo come un atto di disprezzo ad personam.
La linea editoriale sostiene inoltre che, per tentare di ridimensionare Innocenti, sarebbe stato necessario disporre di una maggioranza solida e coesa: Aversano, Marino, Vangiglio e De Gaetano non sarebbero stati facilmente malleabili con promesse occasionali, legate anche a spazi di potere attribuiti per il tramite della “solida scuderia” di Giovanni Zannini. Per questo motivo, si afferma, Matacena avrebbe dovuto venire a patti con Innocenti e De Gaetano, perché non disponeva dei numeri per governare senza il loro sostegno.
Secondo la redazione, le dimissioni sono da considerarsi interlocutorie: un invito alla trattativa con Giovanni Innocenti, al quale il sindaco dovrà cedere “senza se e senza ma”, dato che i consiglieri riconducibili a Innocenti rappresenterebbero l’ago della bilancia. La valutazione editorialе è che Matacena sia diventato sindaco perché così lo hanno voluto Zannini e Innocenti.
L’articolo chiude richiamando un’osservazione sul rapporto tra ignoranza e presunzione: “Il problema non è l’ignoranza in sé, ma l’ignoranza che si accompagna alla presunzione”, e invita a ricordare l’espressione citata nella ricostruzione, riferita a “quel nobilissimo quadrupede”.






























































