sabato, Ottobre 17, 2026
Home Cultura Berlino, Marco Sinopoli ricorda il padre Giuseppe: mi correggeva i geroglifici via...

Berlino, Marco Sinopoli ricorda il padre Giuseppe: mi correggeva i geroglifici via fax

Chi pensa che restringere il campo sia la via del successo trova nell’esperienza di Giuseppe Sinopoli la conferma del contrario. Commemorato ieri alla Philarmonie di Berlino, il direttore d’orchestra e compositore italiano — amatissimo in Germania e considerato fra i maggiori interpreti di Wagner al mondo — era noto per un eclettismo spudorato e per una formazione culturale ampia che lo aveva lanciato proprio in terra tedesca.

Sinopoli si era laureato in Medicina con una tesi in psichiatria; tre giorni dopo la sua morte avrebbe dovuto discutere una tesi in Archeologia su un modulo di costruzione mesopotamico. Fu stroncato da un infarto sul palco il 20 aprile 2001, a 54 anni, mentre dirigeva il terzo atto dell’Aida alla Deutsche Oper di Berlino.

A ricordare l’“incessante ricerca” del padre è il figlio Marco Sinopoli, che ha ereditato la passione per la musica e si è dedicato a percorsi artistici e culturali diversi. In un’intervista all’ANSA, Marco racconta di un rapporto semplice: “Non mi ha mai imposto nulla, ma mi affascinava molto tutto quello che faceva”. Ricorda che, durante le pause dalle prove, il padre correggeva le versioni di greco del fratello e i suoi geroglifici, inviati per fax.

Le ultime composizioni di Giuseppe Sinopoli risalgono agli anni ’70; lui stesso definiva quella fase “ellenistica”, ritenendola un momento di decadenza. Nel suo ultimo lavoro, in controtendenza, aveva però recuperato “il valore della melodia”. Marco, come compositore, dice di condividere quella scelta: “dopo molta sperimentazione, sto tornando a una visione della musica più comunicativa, per una maggiore connessione con le nostre emozioni”. Con una punta di amarezza aggiunge che “poco prima morire papà avrebbe voluto riprendere a comporre. Chissà cosa avrebbe tirato ancora fuori”.

Il legame di Sinopoli con Berlino e con la Germania è stato sottolineato dal ciclo “Sinopoliana”, organizzato dall’Istituto di Cultura italiano guidato da Alessandro Turci per il 25° anniversario della scomparsa. Marco osserva che “ha fatto tante cose qui, e la città chiaramente lo amava. Ma questo riguarda un po’ tutta la Germania. È stato un paese importantissimo dal punto di vista artistico e culturale per lui, che era proprio mitteleuropeo di formazione: tutta la filosofia tedesca e il pensiero psicoanalitico lo avevano influenzato molto. È chiaro che questo mondo non poteva che affascinarlo e ci si è immerso intensamente. Questo il popolo tedesco lo ha riconosciuto, e c’è stato un dialogo profondo”.

Quanto del padre è presente in Marco? “Abbiamo sicuramente dei tratti simili, nonostante la sua forma mentis sia imparagonabile”, risponde l’erede, che alla Philarmonie ha preso la parola sul palco per ricordarlo e che ha composto un’opera per lui che sarà eseguita in Messico. Marco ha studiato chitarra elettrica nel jazz e nel rock, oltre a composizione classica. Dice che le sue scelte “sono sempre estremamente etiche, vengono da un ascolto profondo, non c’è mai stata nessuna voglia di emulare mio padre. Anzi, dal punto di vista compositivo ho avuto più difficoltà, perché venivo da un altro genere di musica”.

Oltre alla musica, Marco sta approfondendo altri ambiti: studia psicologia, è molto legato al mondo orientale e sta diventando insegnante di Qigong; si dedica all’energetica e alla medicina tradizionale cinese. “E tutte queste cose formano il mio percorso, per trovare una voce onesta con me stesso, che poi si riflette sulle mie scelte”, afferma.

La rassegna Sinopoliana si chiuderà il 15 novembre a Dresda; in quella data Marco e il suo gruppo eseguiranno il suo “Apres Ravel”.