Roberto Patuzzo, consigliere dell’Intergruppo melanoma italiano (Imi), ha spiegato che l’approccio chirurgico al melanoma «è cambiato molto grazie all’avvento delle nuove terapie e anche alla tecnologia». Le operazioni sono sempre meno invasive e puntano a preservare la qualità di vita del paziente, ha aggiunto in occasione del congresso nazionale che si apre oggi a Bologna.
«Nei nostri reparti vediamo ormai l’80% dei pazienti che guarisce con un trattamento minimo, iniziale, anche perché la diagnosi è più precoce, quindi le terapie sono proprio limitate all’asportazione del melanoma, alla radicalizzazione» e al prelievo «del linfonodo sentinella», ha osservato Patuzzo.
Per circa il 20% dei casi, più avanzati, si ricorre a interventi di tipo mininvasivo come la laparoscopia o la robotica, soprattutto nei casi di melanoma metastatico a livello retroperitoneale o intraaddominale, che «permette una chirurgia mirata con un decorso post-operatorio molto favorevole». «Sono pazienti lungosopravviventi, che aumentano sempre di più e che vengono sottoposti a più trattamenti che però riescono a controllare la malattia con una qualità di vita ottima», ha concluso.



























































