Simona Simonetti, consigliera comunale di Finale Ligure e co-portavoce di Europa Verde/Avs Liguria, è intervenuta con durezza sulla vicenda dei PFAS nell’acqua di Borgio Verezzi, chiedendo innanzitutto «rigore scientifico e un’informazione corretta» verso i cittadini, «che si sono trovati a fare i conti con il fatto che l’acqua potabile non fosse più scontata».
Secondo la consigliera, il confronto tra i valori rilevati a Borgio Verezzi e quelli di Finale Ligure restituisce la reale dimensione del problema: «i valori misurati a Borgio sarebbero circa 3000 volte superiori a quelli di Finale». Il parametro preso in considerazione è la cosiddetta «somma di quattro PFAS», il cui limite è di 0.02 μ/l. «Questo parametro controlla le 4 molecole del gruppo con le evidenze scientifiche più solide sui rischi sanitari», spiega Simonetti. «Nell’acqua di Finale Ligure è 20 volte più bassa del limite, a Borgio è 150 volte più alta del limite. Quindi fra Borgio e Finale questo parametro è 3000 volte più alto».
Alla luce di queste differenze, la consigliera definisce «irrealistica» l’ipotesi che la contaminazione possa derivare dalle schiume utilizzate dai canadair e chiede che «vada ricercata la causa vera di questo squilibrio perché la situazione è seria».
Simonetti richiama inoltre la pericolosità di alcune delle sostanze coinvolte: «Delle 4 molecole che fanno parte del parametro ‘somma di 4 PFAS’ il PFOA è classificato come cancerogeno certo, Gruppo 1, la stessa categoria dell’amianto e del fumo di tabacco. Il PFOS è considerato possibile cancerogeno (Gruppo 2B)».
Per trovare una soluzione, la consigliera sollecita di «risalire alla causa del danno ambientale perché solo con una diagnosi esatta del problema si potrà cercare una cura per il territorio per risolvere o contenere il problema a monte». Ricorda inoltre che «decenni di chimica senza regole ci stanno presentando il conto» e che le persone colpite «hanno diritto a un monitoraggio dedicato, come è stato fatto dalla Regione Piemonte a Spinetta Marengo, in provincia di Alessandria».
Infine Simonetti lancia un appello alla solidarietà: «Mentre aspettiamo di risalire alle cause e alle responsabilità occorre attivare una rete di solidarietà per aiutare questi comuni e i loro cittadini a superare l’emergenza, eventualmente con raccordi con gli acquedotti dei comuni limitrofi».






























































