Brescia. Circa 100 tra componenti del senato accademico, dirigenti amministrativi, direttori di dipartimento e docenti dell’Università degli Studi di Brescia saranno coinvolti, a partire da novembre, in corsi obbligatori e in presenza sulla violenza di genere, le molestie e le discriminazioni.
La formazione rientra nel piano d’azione avviato dall’Ateneo dopo un’indagine conoscitiva interna che ha rilevato una situazione diffusa: circa un terzo degli studenti ha dichiarato, in forma anonima, di aver subito episodi di violenza di genere. La rilevazione tra gli studenti risale al 2023, mentre i dati sono stati presentati pubblicamente soltanto nel maggio scorso, circostanza che ha suscitato critiche sui tempi di pubblicazione dei risultati.
La prorettrice Adriana Apostoli ha sottolineato il valore dell’indagine e la necessità di proseguire con interventi di sensibilizzazione rivolti all’intera comunità universitaria. Apostoli ha precisato che la formazione sarà inizialmente estesa a tutta la comunità per fornire strumenti utili a riconoscere e contrastare comportamenti inappropriati, anche quando non vengono percepiti come molestie.
Il rettore Francesco Castelli ha spiegato che l’attesa è stata dettata dalla necessità di completare anche le indagini sul personale amministrativo e sui docenti, svolte nel 2025, e di aggregare i dati secondo criteri indicati dalla letteratura scientifica. L’Ateneo ha motivato il ritardo come legato ai tempi di elaborazione e non a una volontà di nascondere i risultati.
Dall’indagine emerge inoltre un profilo ricorrente: docenti uomini, spesso in posizioni accademiche avanzate, rispetto ai quali le differenze di ruolo possono rendere più difficile per le vittime denunciare. Resta aperta la questione delle responsabilità individuali e dei rapporti gerarchici.
Altre critiche hanno riguardato interventi durante gli incontri pubblici di presentazione dei risultati, nei quali sarebbero stati sollevati dubbi sull’attendibilità dei dati. Castelli ha ricordato che l’Ateneo ha promosso tre occasioni di confronto e ha difeso la libertà di discussione all’interno dell’università.
Il tema è particolarmente delicato alla luce della vicenda segnalata da due studentesse che, in forma anonima, hanno denunciato comportamenti ritenuti sessisti e inappropriati da parte di un docente di Ingegneria. Il caso è ora all’esame del Consiglio di disciplina; l’Ateneo ha scelto di non fornire ulteriori dettagli, richiamando la riservatezza che accompagna i procedimenti disciplinari.





























































