Camila Sosa Villada torna in libreria con il racconto autobiografico Il viaggio inutile. Corpo e scrittura (Edizioni Sur, pp. 89, euro 12,50), in uscita il 22 ottobre. L’autrice argentina, conosciuta per il bestseller Le cattive, racconta in queste pagine il suo percorso personale e artistico.
Sosa Villada ripercorre l’infanzia dolorosa e le esperienze lavorative che l’hanno segnata — è stata prostituta, venditrice ambulante e addetta alle pulizie — e delinea il percorso che l’ha portata a vivere come donna trans, fino al successo in teatro. La scoperta della scrittura viene presentata come un atto di sopravvivenza e di resistenza.
Definito intenso, poetico e pieno di rabbia, Il viaggio inutile è anche un dialogo con chi considera la lettura essenziale e con il “piacere della solitudine” che i libri possono offrire. Guidata dalle parole di autrici come Marguerite Duras, Wisława Szymborska e Carson McCullers, Sosa Villada trova le proprie parole per restituire una voce radicale e profonda, in cerca di un’impossibile riparazione.
Per l’autrice, scrivere è “un’ostinata spinta vitale, un modo di essere nel mondo quando ti viene detto che in quel mondo non ci puoi stare”. Di sé dice: “Sono la bambina che scappa dai propri genitori e finisce tra le braccia della letteratura. O che ha finalmente imparato a cullarsi da sola quando scrive”.
Nata a La Falda, in Argentina, nel 1982, Sosa Villada ha di recente visto un suo altro lavoro, il romanzo Scene da una domesticazione, trasformarsi in un film prodotto da Gael García Bernal e Diego Luna.


























































