sabato, Ottobre 17, 2026
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Claudio Paglieri ridisegna Lucia femminista: in Le promesse spose punta a Don Rodrigo

Claudio Paglieri torna a confrontarsi con i personaggi dei Promessi sposi di Manzoni nel romanzo “Le promesse spose” (Giunti Editore, 468 pagine, 17,96 euro). Dopo aver trasformato ne “Il Conte Attilio” l’amante della Monaca di Monza in un eroe di cappa e spada, lo scrittore genovese dedica questa volta la narrazione a Lucia Mondella, proponendo una rilettura in chiave femminista del personaggio.

La Lucia che emerge non è la figura remissiva spesso criticata come scialba, ma una contadina lombarda astuta, paragonata a una Mirandolina che ambisce a sistemarsi accanto al ricco Don Rodrigo. Paglieri la descrive come attratta dal signorotto del paese — che la corteggia fuori dalla filanda come ha fatto con molte compagne — ma determinata a non ridursi a una regina di una sola notte: lo tiene sulla corda mentre cerca di liberarsi del fidanzato Renzo Tramaglino.

Nel nuovo racconto Lucia elabora strategie per tagliare il legame con Renzo: fa fallire il matrimonio a sorpresa e, in seguito, gli offre del denaro perché si ricostruisca una vita altrove. Del promesso sposo teme la gelosia, la facilità con cui mette mano al coltello e le minacce rivolte prima a Don Rodrigo e poi a lei stessa — un tipo di sentimento che oggi si definirebbe tossico.

Pur rimanendo fedele alle vicende principali dei Promessi sposi, Paglieri rovescia la prospettiva tradizionale e non risparmia neppure figure come Frate Cristoforo, qui ritratto pasticcione e inaffidabile. Accanto alla trama di Lucia si sviluppa quella di Lucrezia Arrigoni, personaggio di fantasia: aristocratica, appassionata di pittura e intenta in rapporti scandalosi con le sue modelle.

Lucrezia è sorella del conte Attilio — protagonista del romanzo precedente di Paglieri — e cugina di Don Rodrigo; la loro famiglia è in rivalità con i Manzoni. Come nel modello manzoniano, i personaggi devono affrontare la calata dei lanzichenecchi in Italia e lo scoppio della peste a Milano, ma qui sono costretti a cavarsela con le proprie forze. La conclusione morale di questa versione alternativa non è l’affidarsi alla Provvidenza, bensì il motto pronunciato da Tonio, impazzito a causa della peste: “A chi la tocca, la tocca”, che mette in crisi la cieca fiducia nell’intervento divino.