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Cuneo, Don Luigi Ciotti: Etica e cura vanno a braccetto con la fragilità

Si è tenuto a Cuneo martedì 13 ottobre 2026 un incontro organizzato dall’Ordine dei tecnici sanitari di radiologia medica e delle professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione della provincia di Cuneo sul tema “Etica e umanità nella cura: la persona al centro”.

La figura dell’essere umano è stata il filo conduttore degli interventi e della tavola rotonda finale. Ad aprire l’evento è stato il fondatore e presidente Gruppo Abele Don Luigi Ciotti, che ha proposto una lectio magistralis di vita vissuta al fianco degli ultimi. Insieme a lui sono intervenuti Sauro Forni, Health Manager dell’area Europea e Mediterraneo di Emergency, e Massimiliano Caramazza, esperto sulle tematiche della disabilità e diritti e consulente del Presidente della Regione Piemonte.

“Nel contesto professionale l’etica non può essere vista come un di più, un obiettivo tra gli altri, ma deve fare da sfondo ad ogni progetto – ha detto Don Ciotti dopo aver parlato della cura rivolgendosi in primo luogo agli associati dell’Ordine TSRM-PSTRP -. L’etica come professione, non nella professione, è una missione delicata e immensa, siete persone che curano e date speranza a tante persone. Ma l’etica e la cura vanno a braccetto con la fragilità, che se viene riconosciuta diventa una forza. Siamo tutti fragili perché fragile è la condizione umana, prenderne coscienza la trasforma in forza. E accogliere significa proteggere le fragilità. Siate orgogliosi della professione che state facendo o state cominciando a fare. Vi auguro tanta solitudine perché oggi c’è il rischio del sequestro della solitudine. Siamo sempre di corsa, travolti dalle cose da fare, ma è nella solitudine che misuriamo i nostri stati d’animo, abbiamo bisogno di fermarci per guardarci dentro. La solitudine è un dialogo intimo, abbiate cura della vostra solitudine”.

“Sono partito perché pensavo a me, ero molto egoista, ma quando arrivi nelle zone di guerra, ti rendi conto che il ‘meglio delle tue capacità’ non è sufficiente e quando si avvicina la data di ritorno, dopo 6 mesi, ti sembra di non aver fatto niente” ha affermato Sauro Forni, che nel corso del suo intervento ha sottolineato l’importanza della cura anche in attività non a contatto diretto con il paziente. “Quando ho lavorato in laboratorio, ho imparato a rendermi conto che il sangue che analizzavo era una parte molto importante di una persona e che dovevo metterci la stessa cura nel mio lavoro, di chi operava direttamente sul corpo umano, per esempio nelle sale operatorie.”

“Una persona malata, come me, è pur sempre una persona – ha proseguito Massimiliano Caramazza -. Quello che bisogna cercare di tenere a mente è che quando ci si avvicina al corpo malato, ci si avvicina ad una persona come noi, con paure, desideri, fragilità personali. Oggi quando ci si approccia ad un malato si ha un atteggiamento pietistico, non si può pretendere che il sistema funzioni in maniera corretta perché la società parte già in modo sbagliato. Invece, se noi trattiamo qualsiasi malato come una persona, mettendo la malattia in secondo piano, abbiamo fatto inclusione, integrazione. L’inclusione parte da questo: trattare l’altro come una persona”.