giovedì, Ottobre 22, 2026
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Editoria, tv e radio unite chiedono regole certe per l’IA e le Big Tech

Lo strapotere delle Big Tech sta mettendo in difficoltà interi settori produttivi, costretti a rispettare regole che non si applicano agli operatori del web che fatturano all’estero ma raccolgono risorse in Italia sfruttando contenuti creati da altri.

Per la prima volta Confindustria Radio Televisioni, l’Associazione Italiana Editori e la Fieg si sono riunite in un’unica iniziativa per riaffermare il proprio ruolo e chiedere regole certe e uguali per tutti. Nell’incontro “Articolo 21: il diritto di sapere” l’intera industria editoriale ha sottolineato lo sforzo quotidiano nella produzione di informazione verificata e di cultura, considerata essenziale per la difesa del tessuto democratico, oggi minacciato da una concentrazione di risorse in poche mani.

Il direttore del Centro per il Libro e la Lettura del ministero della Cultura, Luciano Lanna, ha annunciato che “è in preparazione una nuova legge sul libro”. “L’innovazione digitale obbliga a ripensare il rapporto con l’IA e le Big Tech”, ha aggiunto, sottolineando che “occorre reagire di fronte a questo mondo artificiale che sembra andare alla deriva”.

Anche il sottosegretario all’Editoria, Alberto Barachini, ha richiamato l’attenzione sugli accordi necessari con le piattaforme. “Si parla molto nel nostro Paese di accordi con le banche e con le società energivore – ha affermato -, ma io penso che si debba parlare anche di accordi con gli Over The Top. Purtroppo la fatturazione avviene all’estero, ma possiamo fare accordi a sostegno del sistema editoriale. Con queste società occorre superare la logica della multa o dei divieti e operare per la corresponsabilità”.

Il ministro del Made in Italy, Adolfo Urso, ha ricordato che “il ministero utilizza le risorse del fondo per il pluralismo per sostenere le televisioni e le radio locali”, assicurando che i contributi verranno erogati entro la fine dell’anno. Il presidente Agcom, Giacomo Lasorella, ha invece posto l’accento sul regolamento sull’equo compenso per l’utilizzo online delle pubblicazioni di carattere giornalistico approvato dall’Autorità. “Lo abbiamo fatto definendo criteri e procedure per una negoziazione che non lasci gli editori soli di fronte a interlocutori di dimensioni globali”, ha spiegato.

Dai produttori di contenuti è arrivato un appello unanime. “Chiediamo che le Big Tech abbiano il medesimo livello di responsabilità a noi imposto, sulla base del rapporto inscindibile tra responsabilità, trasparenza e democrazia”, ha detto Innocenzo Cipolletta, presidente dell’Associazione Italiana Editori. “Il sistema italiano dell’equo compenso rappresenta un modello di riferimento”, ha rimarcato il presidente Fieg, Andrea Riffeser Monti. “Chi manda in onda un programma, chi stampa un giornale, chi pubblica un libro svolge una sola funzione. Investire. Rischiare. Scegliere. Verificare. E rispondere, con il proprio nome, di ciò che si è detto. È questo che manca in ogni piattaforma, in ogni algoritmo: la responsabilità editoriale”, ha detto Antonio Marano, presidente di Confindustria Radio Televisioni.

A corollario dell’appello sono stati diffusi i dati economici della filiera: stampa, libri, radio e TV generano ricavi complessivi per 13,2 miliardi di euro, impiegano circa 57.000 occupati diretti e oltre 227.000 indiretti. Nel 2025 televisione e radio, nazionali e locali, hanno sviluppato ricavi per circa 7,5 miliardi di euro e occupano direttamente poco più di 24.000 persone (oltre 21.000 nella televisione, circa 3.000 nella radio). L’editoria libraria ha realizzato ricavi pari a 3,2 miliardi con una flessione dell’1,2% rispetto all’anno precedente; le case editrici attive sono oltre 5.000 e danno lavoro a 67.700 persone. L’editoria quotidiana e periodica è quella che soffre di più: i ricavi sono scesi da 3 miliardi di euro nel 2021 a 2,5 miliardi nel 2025. L’intera filiera occupa 70.000 persone.