La Regione Emilia-Romagna destinerà due unità di personale proprio a ogni prefettura della regione per supportare l’attività di emissione di interdittive antimafia. È il contenuto dell’accordo firmato oggi a Bologna dal presidente regionale Michele de Pascale e tutti i 9 prefetti, dopo un’intesa con il ministero dell’Interno.
“L’interdittiva è un’arma potente – commenta de Pascale – e con questo accordo voglio essere chiaro sulla presenza della mafia nel nostro territorio. Non di infiltrazioni, non c’è un fortino dentro il quale siamo chiusi con la mafia che cerca di entrare, è purtroppo parte di questo territorio da tantissimi anni, quindi tutti gli strumenti di difesa vanno potenziati senza una lettura anacronistica di un fenomeno mafioso che riguarda le regioni del Sud Italia”.
A dare un numero è il prefetto di Bologna Enrico Ricci: “Nel triennio ’24-’26 sono state adottate in regione più di 250 interdittive e a queste si aggiungono anche i provvedimenti in base all’articolo 94 bis del codice antimafia con un controllo amministrativo delle aziende che vivono condizionamento mafioso occasionale”.
“Il numero di interdittive in Emilia-Romagna è tra i più alti del Centro-Nord e ne sono orgoglioso – riprende De Pascale -, perché dove l’attività delle prefetture produce risultati inferiori non è perché c’è meno presenza di mafia, è perché c’è meno capacità di intervenire e di sapere essere pronti. Sono grato ai prefetti che alla fine ci mettono la faccia e la firma”.
La presenza di personale regionale nelle prefetture non è una novità. Nel 2012, quando si insediò la gestione commissariale per il terremoto dell’Emilia, si decise che una quota del personale identificato per la gestione della struttura non fosse collocato in Regione ma nelle prefetture interessate. A fine 2025, con la fine del commissariamento, questa distribuzione era venuta meno; ora riprenderà con risorse della Regione e non più statali.






























































