La crescita delle economie asiatiche subirà un rallentamento il prossimo anno a causa di rischi crescenti legati allo shock energetico indotto dalla guerra in Iran, a una potenziale correzione del boom dell’Ia e agli effetti di contagio dall’aumento dei rendimenti obbligazionari globali. Lo scrive il Fmi in un rapporto sulle prospettive della regione Asia-Pacifico.
Il Fondo monetario internazionale avverte inoltre che l’incertezza sul percorso della politica monetaria degli Usa potrebbe mantenere volatili i mercati finanziari asiatici. “I tassi di cambio e i flussi di capitale sono diventati più volatili da quando si è verificato quest’anno lo shock energetico”, con diverse economie emergenti che stanno sperimentando pressioni verso la svalutazione, si legge nel rapporto pubblicato in occasione delle riunioni annuali a Bangkok. “Si prevede che la politica monetaria statunitense continui in senso restrittivo entro la fine dell’anno. La combinazione del rigore della politica monetaria e delle pressioni fiscali nella maggior parte delle principali economie avanzate è destinata a mantenere pressioni al rialzo sui rendimenti in tutta l’Asia e il Pacifico”.
Per il Fmi la crescita dell’economia asiatica sarà del 4,8% nel 2026 e del 4,4% nel 2027, andamento migliore rispetto alle proiezioni di aprile ma comunque in rallentamento rispetto all’espansione del 5,0% del 2025. “I rischi sulle prospettive restano orientati al ribasso”, avverte il Fondo, perché uno stallo prolungato nel conflitto in Medio Oriente potrebbe mantenere alti i prezzi delle materie prime ed erodere le riserve di petrolio.


























































