Un’annotazione sull’interrogatorio, il foglio ritrovato a casa Sempio e l’inchiesta per corruzione poi archiviata nei confronti dell’ex pm Venditti. A quasi vent’anni dall’omicidio di Chiara Poggi, le carte raccontano una vicenda giudiziaria attraversata da contraddizioni, nuove consulenze e interrogativi ancora aperti.
20 ottobre 2026 – Ci sono delitti che sembrano destinati a non smettere mai di far discutere. Quello di Chiara Poggi, uccisa nella sua abitazione di Garlasco il 13 agosto 2007, è diventato uno dei casi giudiziari più controversi della cronaca italiana.
Una condanna definitiva, nuove indagini, consulenze scientifiche contrapposte e due vicende investigative che si intrecciano intorno allo stesso nome: Andrea Sempio.
Eppure, tra migliaia di pagine, analisi genetiche e ricostruzioni della scena del crimine, sono anche due semplici annotazioni manoscritte ad attirare l’attenzione.
La prima riguarda una domanda sull’alibi che, secondo un documento, i carabinieri avrebbero dimenticato di rivolgere a Sempio.
La seconda contiene il nome di un magistrato, un riferimento all’archiviazione e una cifra di denaro.
Due fogli che hanno alimentato interrogativi molto diversi. Ma che cosa dimostrano davvero?
La frase sull’alibi: quella domanda che i carabinieri avrebbero dimenticato
Tra i documenti citati nell’avviso di conclusione delle indagini notificato ad Andrea Sempio nel maggio 2026 compare una fotocopia di un atto investigativo datato 7 luglio 2020.
Sul documento, secondo quanto riportato dalla stampa, è presente un’annotazione manoscritta in inchiostro blu.
Il contenuto è sorprendente: i carabinieri si sarebbero dimenticati di chiedere a Sempio dove si trovasse la mattina dell’omicidio.
Una frase che colpisce per la sua apparente semplicità .
In un’indagine per omicidio, ricostruire gli spostamenti delle persone potenzialmente coinvolte è uno degli accertamenti fondamentali.
Ma prima di trasformare quella frase nella prova di una grave omissione investigativa bisogna chiarire alcuni aspetti.
La data del documento è il 2020, mentre l’annotazione potrebbe riferirsi all’audizione di Sempio avvenuta nel 2007, poco dopo il delitto.
Non è inoltre sufficiente conoscere la frase per stabilire chi l’abbia scritta, in quale contesto e se la questione dell’alibi sia stata affrontata attraverso altri accertamenti.
Resta però un interrogativo giornalisticamente rilevante: perché quella circostanza venne annotata e quale significato aveva per chi stava esaminando gli atti?
Lo scontrino di Vigevano e il problema della ricostruzione degli orari
L’alibi di Andrea Sempio è da tempo uno dei punti più discussi dell’intera vicenda.
Al centro delle verifiche è finito uno scontrino relativo a un parcheggio di Vigevano, con un orario delle 10.18 del 13 agosto 2007.
Quel documento è stato oggetto di ricostruzioni e contestazioni, soprattutto per quanto riguarda la possibilità di stabilire chi lo abbia effettivamente ritirato.
Uno scontrino può documentare un’operazione avvenuta in un determinato momento, ma non necessariamente dimostrare da solo l’identità della persona che l’ha compiuta.
Per questa ragione il suo valore deve essere valutato insieme alle testimonianze, agli spostamenti ricostruiti e agli altri elementi investigativi.
L’annotazione sulla domanda non formulata aggiunge un ulteriore motivo di attenzione, senza però consentire di concludere automaticamente che l’alibi sia stato ignorato o deliberatamente escluso.
Il secondo foglio: il nome Venditti e quei 20-30 euro
L’altro documento che ha segnato la vicenda è stato trovato nel maggio 2025 nell’abitazione dei genitori di Andrea Sempio.
Si tratta di un appunto attribuito al padre Giuseppe, nel quale compare il nome dell’ex procuratore aggiunto di Pavia Mario Venditti, accompagnato da un riferimento all’archiviazione e a una cifra indicata come 20-30 euro.
Sul retro del foglio compare inoltre una riflessione sull’eventualità che, dopo l’archiviazione, Andrea Sempio non potesse essere nuovamente indagato per lo stesso elemento genetico.
Quelle poche righe sono diventate il punto di partenza di un’indagine della Procura di Brescia.
L’ipotesi iniziale era che il riferimento economico potesse nascondere una somma ben più consistente, nell’ordine di decine di migliaia di euro, destinata a condizionare l’esito dell’indagine del 2017.
Un’interpretazione che ha portato gli investigatori a esaminare movimenti bancari, prelievi di contante e trasferimenti di denaro all’interno della famiglia.
Ma un sospetto, per quanto suggestivo, non equivale alla dimostrazione di un pagamento illecito.
La svolta di settembre: archiviata la posizione di Venditti
Qui si trova uno dei passaggi decisivi per comprendere lo stato attuale della vicenda.
Il 17 settembre 2026 il giudice per le indagini preliminari di Brescia ha disposto l’archiviazione dell’accusa di corruzione nei confronti di Mario Venditti.
Gli accertamenti non avevano prodotto elementi sufficienti per dimostrare che il denaro fosse effettivamente arrivato all’ex magistrato.
La decisione non cancella automaticamente tutti gli interrogativi sulla destinazione delle somme movimentate dalla famiglia Sempio.
Ma impedisce di presentare come accertata l’ipotesi secondo cui l’archiviazione del 2017 sarebbe stata acquistata attraverso una tangente.
Anche la formulazione dell’appunto ha assunto un significato importante.
Giuseppe Sempio aveva indicato Venditti come giudice per le indagini preliminari, mentre l’ex magistrato ricopriva un ruolo diverso.
Un’imprecisione che il giudice di Brescia ha considerato difficilmente conciliabile con una conoscenza diretta e precisa di un presunto accordo corruttivo.
La famiglia ha sempre sostenuto che le somme contestate fossero legate alle spese sostenute per la difesa legale.
Il risultato è un quadro molto diverso da quello che aveva inizialmente alimentato il sospetto: i dubbi sulla destinazione del denaro non si sono trasformati in una prova di corruzione di Venditti.
Due indagini, due questioni che non devono essere confuse
È proprio qui che il caso Garlasco rischia di diventare un labirinto.
Da una parte c’è l’inchiesta della Procura di Pavia sull’omicidio di Chiara Poggi.
Dall’altra ci sono gli accertamenti giudiziari sviluppati a Brescia intorno alla precedente archiviazione di Andrea Sempio.
Sono vicende collegate sul piano storico e investigativo, ma riguardano questioni differenti.
La responsabilità per l’omicidio deve essere valutata sulla base delle prove relative al delitto.
L’eventuale esistenza di irregolarità nelle indagini precedenti richiede invece verifiche autonome.
Una conclusione favorevole o sfavorevole in uno dei due ambiti non determina automaticamente l’esito dell’altro.
L’archiviazione di Venditti, per esempio, non dimostra né l’innocenza né la colpevolezza di Andrea Sempio rispetto all’omicidio.
Allo stesso modo, le contestazioni mosse oggi a Sempio non dimostrano che nel 2017 vi sia stato un accordo corruttivo.
La nuova accusa di Pavia: il movente contestato e le prove scientifiche
Nel maggio 2026 la Procura di Pavia aveva notificato ad Andrea Sempio un primo avviso di conclusione delle indagini.
Secondo la ricostruzione accusatoria, il trentottenne sarebbe responsabile dell’omicidio di Chiara Poggi, commesso quando aveva diciannove anni.
I magistrati hanno ipotizzato un’aggressione caratterizzata da almeno dodici colpi, contestando le aggravanti della crudeltà e dei motivi abietti.
Tra gli elementi esaminati figurano tracce genetiche, impronte, analisi della scena del crimine e ricostruzioni del possibile movente.
La difesa ha respinto l’impostazione accusatoria, contestando sia l’interpretazione dei dati scientifici sia la ricostruzione dei fatti.
Dopo ulteriori accertamenti, il 28 settembre la Procura ha notificato un secondo avviso di conclusione delle indagini, accompagnato da nuove consulenze.
Un passaggio che dimostra quanto il confronto tecnico sia ancora centrale.
Le cinque consulenze della difesa: DNA, impronte e orario della morte
Il 16 ottobre è arrivato un nuovo sviluppo.
La difesa di Andrea Sempio ha presentato cinque consulenze per rispondere alle valutazioni dei consulenti della Procura.
Gli approfondimenti riguardano alcuni dei punti più delicati dell’inchiesta.
Tra questi, la compatibilità tra le dimensioni del piede di Sempio e una delle impronte di calzatura rilevate, l’attribuzione della cosiddetta impronta palmare 33 e l’affidabilità delle conclusioni sul materiale genetico trovato sotto le unghie della vittima.
Ulteriori osservazioni riguardano la dinamica dell’aggressione, le lesioni e la ricostruzione dell’orario della morte.
La posizione difensiva è chiara: gli elementi scientifici, secondo i consulenti di Sempio, non consentirebbero le conclusioni sostenute dall’accusa.
I magistrati pavesi hanno invece ritenuto che le risultanze investigative giustifichino la prosecuzione del procedimento.
Sarà l’eventuale confronto processuale a consentire una valutazione delle prove nel contraddittorio tra le parti.
E Alberto Stasi? Una condanna definitiva che resta sullo sfondo
L’elemento che rende il caso Garlasco particolarmente complesso è l’esistenza di una condanna definitiva.
Alberto Stasi, all’epoca fidanzato di Chiara Poggi, è stato condannato a sedici anni di reclusione per l’omicidio.
Quella sentenza non viene automaticamente annullata dall’apertura di una nuova indagine nei confronti di un’altra persona.
Un’eventuale revisione richiederebbe uno specifico procedimento giudiziario e la valutazione dei presupposti previsti dalla legge.
La famiglia Poggi ha più volte ribadito la propria fiducia nella ricostruzione giudiziaria che ha portato alla condanna di Stasi.
Nel frattempo, la nuova inchiesta pavese propone una diversa ipotesi accusatoria.
È una situazione eccezionalmente delicata, nella quale il confronto fra vecchi e nuovi elementi probatori assume un’importanza decisiva.
Il vero interrogativo: quanto pesano gli errori nelle indagini?
Al di là delle singole persone coinvolte, il caso Garlasco pone una questione più ampia.
Che cosa accade quando, a distanza di molti anni, emergono documenti che sembrano evidenziare lacune, valutazioni divergenti o possibili errori nelle attività investigative?
Una domanda non posta può rappresentare una dimenticanza, un dettaglio estrapolato dal contesto oppure una criticità effettiva.
Un appunto ambiguo può alimentare sospetti, ma può anche ricevere spiegazioni alternative che devono essere valutate sulla base delle prove.
Una consulenza scientifica può essere contestata da un’altra senza che il pubblico abbia gli strumenti per stabilire immediatamente quale sia corretta.
Il problema nasce quando le ipotesi diventano certezze nel racconto mediatico prima ancora di essere verificate nelle sedi giudiziarie.
Garlasco dimostra quanto sia sottile il confine tra ciò che un documento suggerisce e ciò che può effettivamente provare.
La verità su Chiara Poggi non può dipendere da un titolo
Quasi vent’anni dopo quella mattina di agosto, il nome di Chiara Poggi continua a essere al centro di una vicenda giudiziaria che sembra non conoscere una conclusione condivisa.
Ci sono una condanna definitiva, una nuova indagine per omicidio, consulenze tecniche contrapposte e documenti che continuano a suscitare domande.
Ma ci sono anche decisioni giudiziarie già intervenute, come l’archiviazione dell’accusa di corruzione nei confronti di Mario Venditti, che non possono essere ignorate per rendere più avvincente una ricostruzione.
I due appunti rimangono tasselli interessanti di una storia complessa.
Non sono, da soli, la soluzione del delitto.
La sfida per la giustizia è stabilire quali elementi abbiano un reale valore probatorio, quali siano stati interpretati erroneamente e quali interrogativi possano ancora trovare una risposta.
Perché, dietro le perizie, le polemiche e le interminabili discussioni televisive, resta un fatto che nessuna ricostruzione dovrebbe mettere in secondo piano: Chiara Poggi è stata uccisa il 13 agosto 2007 e merita che la ricerca della verità venga condotta con rigore, senza scorciatoie e senza colpevoli designati dai media.
Andrea Sempio è indagato e deve essere considerato innocente fino a un’eventuale condanna definitiva. Alberto Stasi è stato condannato con sentenza irrevocabile. Le ipotesi investigative e le posizioni difensive riportate nell’articolo sono distinte dagli accertamenti giudiziari definitivi.


























































