Nel cuore della Maremma grossetana, sotto il borgo medievale di Tatti e vicino a Gavorrano, si sviluppa Sequerciani: 170 ettari tra vigne (14 vigneti), ulivi, grano, ortaggi e frutta, dove si producono vino, olio e miele. Più che un agriturismo, Sequerciani è un progetto di territorio nato intorno a una filosofia condivisa che ne sostiene l’esistenza e la crescita, definita nel testo come «una sorta di miracolo etico» che sta diventando modello per la Maremma.
L’idea è frutto della visione dell’imprenditore e regista svizzero Ruedi Gerber, che all’inizio degli anni ’90 giunse a Tatti non per trasformare il luogo ma per ascoltarlo e trovare «il suo angolo di pace nel mondo». Da quell’incontro è nato un percorso collettivo in cui agricoltura, architettura, ospitalità e pratica artistica si sono intrecciate, con il paesaggio considerato non come sfondo ma come punto di partenza che guida ogni scelta dell’azienda.
La pratica agricola è dichiaratamente biodinamica e mira al rispetto dell’ambiente, al ritorno alle origini della cucina e al principio del “farm to table”. L’azienda coordina un biodistretto costituito da 30 produttori locali, che forniscono lavoro, materie prime e supporto per vino, olio, pane e miele. A rendere visibile la filosofia di Sequerciani è l’agri-ristorante Paesìa, immerso nel podere e concepito per esprimere la continuità tra paesaggio, orti, erbe spontanee, prodotti della tenuta, vini e stagioni.
La cucina è guidata dallo chef Marco Crippa, con esperienze internazionali e in ristoranti di rilievo. La proposta privilegia il vegetale, la stagionalità e la precisione del gesto, con la tecnica al servizio dell’identità degli ingredienti. Accanto a una carta essenziale, gli ospiti possono scegliere tra tre percorsi degustazione di diversa profondità e ritmo, accompagnabili dai vini Sequerciani e da una selezione di produttori locali scelti per affinità di visione e rispetto della terra.
Lo chef, definito nel testo «47enne chef bergamasco», sintetizza la filosofia dell’azienda: «Tutto ciò che proponiamo qui viene dalla terra che coltiviamo — spiega — per cui i piatti che preparo sono a base di erbe che raccogliamo a Sequerciani. Abbiamo poi aziende che lavorano con noi, piccoli produttori della zona. Per le carni o il pesce abbiamo delle piccole aziende affiliate, ma anche per loro vale il discorso etico di base: devono trattare gli animali con rispetto e amore. Inoltre non proporrò piatti troppo popolari perché dove c’è grande richiesta, inevitabilmente c’è un’accelerazione della produzione a discapito della salute e del benessere degli animali». E aggiunge la visione d’insieme: «Cerchiamo di creare un distretto in Maremma che offra tutto e sia autosufficiente, biodinamico, rispettoso dell’ambiente e degli animali».
Anche il design del ristorante è pensato in funzione della simbiosi con la natura: impatto visivo contenuto, grandi vetrate che riducono le barriere tra interno ed esterno e arredi curati nei dettagli. La gestione e la cura del ristorante sono affidate al manager e sommelier Fabio Rossi, reduce da esperienze in Spagna e ora impegnato nel progetto di Gerber.
Il recupero della tenuta è parte integrante della storia di Sequerciani. La villa, acquistata da Ruedi Gerber, e i terreni, un tempo appartenuti al marchese Barabesi Bourbon di Petrella, sono stati riportati da uno stato di abbandono a un complesso agricolo e architettonico rinnovato. Le stalle e altre costruzioni sono state trasformate in alloggi per turisti e due abitazioni sono riservate ad artisti in residenza, creando una forma di «albergo diffuso» tra vigne, colline e il borgo di Tatti. Nel borgo storico Gerber ha adattato Palazzo Gramsci a bed and breakfast e nella primavera del 2027 è prevista l’apertura della Fattoria di Tatti, concepita per offrire ai turisti un’esperienza condivisa con la natura e gli abitanti locali, i tatterini.
L’origine della svolta agronomica di Sequerciani è legata anche a una pratica burocratica: per ottenere il permesso di costruire una piscina Gerber dovette trasformare la tenuta in agriturismo e piantò viti su due ettari. Da quel punto è nata la decisione di fare dell’azienda un’impresa biodinamica, recuperando coltivazioni autoctone e specie in via di estinzione. Tra gli interventi citati vi sono la piantagione di varietà locali come il Pugnitello e il Foglia tonda, il recupero di grani antichi e la coltivazione di ortaggi rari quali la cipolla bianca maremmana, l’aglio rosso, il pomodoro canestrino toscano e il cece rosso di Maremma.
L’integrazione con l’arte è istituzionalizzata nella Fondazione Sequerciani Arte Terra Clima, fondata nel 2021 da Ruedi Gerber. I direttori artistici del progetto sono Marianne Burki e Li Zhenhua, noti come il duo Burki & Li, incaricati di invitare artisti per dar vita al programma Sequerciani Arte Clima. Le residenze artistiche sono centrate sulla conoscenza della natura e del territorio, con soggiorni ripetuti che favoriscono relazioni profonde tra artisti, ambiente, lavoratori della tenuta, studiosi, scienziati e comunità locali. Alcune opere realizzate durante le residenze rimangono permanenti in situ; altre vengono commissionate per contesti architettonici o naturali specifici.
Tra le opere permanenti figura Le souffle de Sequerciani dell’artista e musicista francese Alexandre Joly (2024): un’installazione con una pietra di 750 chili, estratta dal sottosuolo del podere e sospesa sotto un gazebo, sorretta da corde di pianoforte che vibrano e amplificate da 16 casse di risonanza. L’opera propone un’esperienza sensoriale che mette in relazione paesaggio, vento e vibrazioni, con l’intento di celebrare la poesia del luogo.


























































