Le Commissioni Bilancio di Camera e Senato hanno svolto oggi, nella Sala del Mappamondo della Camera, una serie di audizioni preliminari all’esame del Documento programmatico di finanza pubblica 2026 (Dpfp). Nel corso della giornata sono intervenuti, secondo il calendario reso noto, i rappresentanti della Corte dei Conti (ore 14.00), dell’Istat (14.45), del CNEL (15.30), di Banca d’Italia (16.15), il presidente dell’Ufficio parlamentare di bilancio Lilia Cavallari (17.00) e il ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti (18.00).
Giorgetti ha detto che «la procedura europea di approvazione della richiesta di attivazione della clausola di salvaguardia nazionale, come delineata dal regolamento sul braccio preventivo della nuova governance, non è ancora conclusa, dovendosi attendere la formale approvazione del Consiglio: è in questo contesto e all’interno di tale procedura che deve essere letto il contenuto programmatico del Dpfp». La composizione della manovra «sarà quindi definita alla luce del completamento della procedura europea» e «elementi saranno forniti nel Documento programmatico di bilancio (Dpb) che, a breve, il governo trasmetterà al Parlamento e alle Autorità europee».
Il ministro ha sottolineato che, «al netto degli effetti derivanti dall’attivazione della clausola di salvaguardia nazionale, l’indebitamento netto si manterrebbe stabilmente al di sotto del 3% del Pil lungo l’intero orizzonte di previsione», osservando che, se confermata, questa circostanza potrebbe permettere la chiusura della procedura per deficit eccessivo. Giorgetti ha espresso fiducia «che, attraverso gli opportuni approfondimenti tecnici, sia possibile individuare, sempre nell’ambito della clausola nazionale di salvaguardia, un’interpretazione delle regole che tenga adeguatamente conto di questi elementi, fermo il rispetto della sostenibilità della finanza pubblica».
Sul piano delle scelte, ha spiegato che «le maggiori risorse per la difesa e la sicurezza energetica saranno destinate, in misura significativa, alla spesa in conto capitale, sostenendo gli investimenti e l’occupazione e, di conseguenza, il reddito disponibile reale e i consumi delle famiglie». Sul possibile utilizzo della NEC per rispondere al bisogno delle famiglie colpite dallo shock energetico, ha affermato: «Vorremmo che ci sia la possibilità di utilizzare la Nec anche per andare incontro alle esigenze delle famiglie che hanno avuto questo tipo di shock. Se in Europa dicono no, non c’è problema, le famiglie sopportino, ecco secondo me è una scelta sbagliata». Ha poi ribadito il proprio impegno «per dare una interpretazione ragionevole esattamente a quella Nec».
Giorgetti ha inoltre sottolineato la «significativa capacità di tenuta» mostrata dall’economia italiana in un «scenario contraddistinto da elevata incertezza» e la necessità di preservare «la credibilità finanziaria del paese». Ha avvertito che «non siamo più nell’età dell’oro in cui gli scostamenti si potevano fare tranquillamente perché non esistevano regole» e richiamato il nuovo patto di stabilità, che «fa riferimento a un concetto di spesa al netto degli interessi sul debito».
Upb: validazione con riserve e rischi sul debito
L’Ufficio parlamentare di bilancio (Upb) ha validato le previsioni macroeconomiche programmatiche del Dpfp, come comunicato dalla presidente Lilia Cavallari. L’esercizio di validazione è stato svolto utilizzando le previsioni dell’Upb e quelle realizzate per l’Ufficio da quattro istituti indipendenti: lo scenario è risultato generalmente ricompreso in un intervallo accettabile soprattutto nel 2026-27, mentre nel biennio 2028-29 si registrano «marginali sforamenti del limite superiore, quando sarebbero lievemente ottimistiche».
Secondo Cavallari «il rapporto tra debito pubblico e Pil, secondo le simulazioni dell’Upb, inizierebbe a ridursi soltanto nel 2029, un anno più tardi rispetto al quadro delineato dal Dpfp». Un ulteriore rischio deriva dal peggioramento delle condizioni di finanziamento: sulla base delle aspettative di mercato aggiornate alla media dei dieci giorni precedenti il 2 ottobre, l’Upb stima una maggiore spesa per interessi rispetto al Dpfp, «con un incremento di circa 4,5 miliardi nel 2029». Con le medesime ipotesi, il rapporto debito/Pil si attesterebbe al 138,4 per cento nel 2029, «circa 1,8 punti percentuali sopra la previsione del quadro programmatico». Le simulazioni probabilistiche «confermano la presenza di rischi al rialzo sulla traiettoria ufficiale del debito».
Cavallari ha osservato che, «dato il margine ridotto, anche scostamenti di entità limitata nella parte finale dell’anno potrebbero compromettere l’uscita dalla procedura d’infrazione». Sul fronte delle risorse Pnrr, ha ricordato che dalle informazioni disponibili in ReGiS al 5 ottobre risultano impegnate somme per 193 miliardi e spesi 133,4 miliardi; dei 59,6 miliardi ancora da spendere, 20 riguardano strumenti finanziari e 39,6 altri interventi. Le economie accertate ammontano a 3,29 miliardi; ne consegue che le risorse effettivamente impiegate per il conseguimento dei milestone e target si riducono a circa 191,1 miliardi.
Le previsioni macroeconomiche aggiornate dall’Upb indicano una crescita del Pil dell’1,1 per cento nel 2026, poi 0,8 nel 2027, 0,7 nel 2028 e 0,6 nel 2029. Confrontando tali proiezioni con quelle del Mef, le attese dell’Upb risultano appena più elevate nel 2026, coincidenti sul 2027 e più prudenti di 0,2 punti percentuali nel 2028 e nel 2029. L’Upb stima inoltre che l’impulso espansivo della manovra deriverebbe principalmente dagli investimenti, la cui crescita fletterebbe dall’1,4% nel 2027 a zero nel 2028 e diventerebbe negativa (-0,6%) nel 2029. L’incremento del Pil attribuibile alla manovra è pari a 0,3 punti percentuali sull’intero orizzonte temporal e, sebbene coerente con le valutazioni del Mef, nel 2029 risulterebbe «lievemente restrittivo» per l’Upb.
Bankitalia: tenuta superiore alle attese, incertezza elevata
Andrea Brandolini, capo dipartimento economia e statistica della Banca d’Italia, ha evidenziato che «in un contesto internazionale segnato da grande instabilità, l’economia italiana, come quella europea, ha mostrato una tenuta superiore alle attese». Il Pil è aumentato nella prima parte del 2026 e «dovrebbe continuare a espandersi nella seconda parte dell’anno e nei prossimi anni, sebbene a ritmi contenuti» a causa del rincaro dell’energia e dell’aumento dei costi di finanziamento.
Brandolini ha indicato come principali fonti di rischio «l’evoluzione della crisi in Medio Oriente, le estese tensioni geopolitiche e l’andamento dei mercati finanziari, anche in relazione agli sviluppi connessi con l’intelligenza artificiale». L’incertezza resta molto elevata e il quadro mondiale dipende in modo critico dall’evoluzione del conflitto in Medio Oriente e dalle ripercussioni sulle catene globali e sui prezzi delle materie prime.
Sull’inflazione Brandolini ha spiegato che è aumentata nei mesi più recenti, principalmente per effetto dei rincari dell’energia, mentre «l’inflazione di fondo è sostanzialmente stabile». Le proiezioni contenute nel Dpfp sono «coerenti con questo quadro», con una crescita tendenziale dell’1% per il 2026, 0,6 per il 2027 e 0,8 per il 2028. Nel programma la crescita sarebbe più elevata di 0,3 punti percentuali nel biennio 2027-28 grazie alle maggiori spese in difesa e sicurezza energetica. Brandolini ha richiamato l’importanza della composizione della spesa pubblica, favorendo investimenti rispetto alla spesa corrente.
Istat: rischi sull’energia e attenzione alle retribuzioni
Il presidente dell’Istat Francesco Maria Chelli ha sottolineato che il quadro di finanza pubblica resta esposto a rischi orientati al ribasso, «dovuti principalmente all’incertezza sull’evoluzione del contesto economico internazionale», e ha richiamato la necessità di monitorare la trasmissione del rincaro delle risorse energetiche all’economia e gli effetti su famiglie e imprese.
L’Istat ha presentato una simulazione secondo la quale una più lenta discesa delle quotazioni delle principali materie prime energetiche nel biennio 2027-2028 potrebbe ridurre la crescita di 0,2 punti percentuali nel 2027 rispetto allo scenario base; l’effetto sarebbe più ampio nel 2028, con una minore crescita pari a 0,4 punti percentuali, e nel 2029 l’impatto sul Pil resterebbe negativo pari a 0,2 punti. Le tensioni sui prezzi potrebbero inoltre determinare una risposta di politica monetaria più decisa.
Chelli ha richiamato «particolare attenzione sul fronte delle dinamiche retributive» dovuto alla risalita dell’inflazione: «nel secondo trimestre dell’anno la fase di recupero delle retribuzioni nominali rispetto alla crescita dei prezzi — ininterrotta dal quarto trimestre 2023 al primo 2026 — si è arrestata». Sulla base dei rinnovi siglati fino alla fine di agosto e nella ipotesi di nessun ulteriore rinnovo, nella media del 2026 la crescita delle retribuzioni contrattuali per il totale dell’economia sarebbe pari al 2,5%. Sulla base dei dati provvisori di settembre, l’inflazione acquisita (Ipca) per il 2026 risulterebbe pari al 3,0%.
L’Istat segnala che tra il primo trimestre 2021 e il secondo del 2026 le retribuzioni di fatto e quelle contrattuali hanno perso in termini di potere d’acquisto rispettivamente il 9,4% e il 9,3%; a livello settoriale la perdita è stata del 6,8% nell’industria, dell’11,2% nei servizi privati e del 10,1% nella Pa. Sul fronte della finanza pubblica, ha ricordato Chelli, l’indebitamento netto nel 2026 è previsto ridursi dal 3,1% del Pil al 2,9%, riflettendo il miglioramento del saldo primario e un aumento della spesa per interessi, quest’ultima in crescita dell’11% al 4,2% del Pil.
Corte dei Conti: oneri in forte crescita, documentazione incompleta
Vincenzo Palomba, presidente di sezione della Corte dei Conti, ha avvertito che «la spesa per interessi passivi è prevista in forte crescita, per un totale di oltre 20 miliardi nel triennio 2027-2029, a causa dell’aumento dello stock di debito e della relativa onerosità». Rispetto alle stime di aprile, i costi per interessi sono stati rivisti al rialzo di complessivi 14,7 miliardi e l’incidenza degli oneri per interessi sul Pil dovrebbe raggiungere il 4,6 per cento nel 2028-2029, «un valore più alto di 0,2 punti percentuali rispetto alle stime di aprile».
La Corte ha giudicato lo scenario macroeconomico esposto a rischi significativi, prevalentemente orientati al ribasso, e ha richiamato la delicatezza della posizione dei paesi altamente indebitati, sottolineando l’urgenza di irrobustire l’avanzo primario previsto per il 2029 al 2,4% del Pil. Pur riconoscendo che il Dpfp «delinea una cornice di bilancio prudente e attenta ai vincoli europei», la Corte ha criticato la scarsa definizione dello sviluppo programmatico del documento a livello delle politiche di settore e la mancata quantificazione dell’effetto finanziario delle misure previste nella manovra.
«Mancano inoltre indicazioni più dettagliate sulle scelte che si propone di assumere sul fronte della spesa per il settore energetico e della difesa da indirizzare prevalentemente alla spesa in conto capitale», ha detto la Corte, osservando che tali carenze rendono difficile valutare la tenuta e la coerenza del quadro complessivo. Di conseguenza il documento appare, secondo la Corte dei Conti, «interlocutorio» e più orientato a un aggiornamento delle previsioni che a una vera e propria programmazione utile a impostare la manovra di bilancio.


























































