sabato, Ottobre 17, 2026
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Giorgetti: manovra decisa dopo la procedura Ue sulla clausola di salvaguardia nazionale

Le Commissioni Bilancio di Camera e Senato hanno svolto in audizione, presso la Sala del Mappamondo della Camera, una serie di incontri conoscitivi preliminari in vista dell’esame del Documento programmatico di finanza pubblica (Dpfp) 2026.

Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha sottolineato che la definizione della manovra dipenderà dal completamento della procedura europea di approvazione della richiesta di attivazione della clausola di salvaguardia nazionale, prevista dal regolamento sul braccio preventivo della nuova governance. “La procedura europea … non è ancora conclusa, dovendosi attendere la formale approvazione del Consiglio: è in questo contesto e all’interno di tale procedura che deve essere letto il contenuto programmatico del Dpfp”, ha detto il ministro, aggiungendo che la composizione della manovra sarà definita alla luce dell’esito di tale procedura e che elementi saranno forniti nel Documento programmatico di bilancio (Dpb) che a breve sarà trasmesso al Parlamento e alle Autorità europee.

Giorgetti ha precisato che, al netto degli effetti derivanti dall’attivazione della clausola di salvaguardia nazionale, “l’indebitamento netto si manterrebbe stabilmente al di sotto del 3% del Pil lungo l’intero orizzonte di previsione”, condizione che, se confermata nell’aggiornamento delle previsioni di aprile e accompagnata da un deficit inferiore al 3% nel 2026, consentirebbe la chiusura della procedura per deficit eccessivo. Ha inoltre evidenziato che il confronto con la Commissione europea non aveva ancora permesso di definire in via conclusiva il perimetro degli interventi riconducibili, in particolare, alla clausola per la sicurezza energetica.

Sull’interpretazione della nuova governance, Giorgetti ha affermato: “Siamo fiduciosi che, attraverso gli opportuni approfondimenti tecnici, sia possibile individuare, sempre nell’ambito della clausola nazionale di salvaguardia, un’interpretazione delle regole che tenga adeguatamente conto di questi elementi, fermo il rispetto della sostenibilità della finanza pubblica”. Il ministro ha poi spiegato che le maggiori risorse per la difesa e la sicurezza energetica saranno destinate in misura significativa alla spesa in conto capitale, a sostegno degli investimenti e dell’occupazione, con effetti positivi su reddito reale e consumi delle famiglie.

Giorgetti ha anche rimarcato la volontà di utilizzare la NEC per sostenere le famiglie colpite dallo shock energetico, pur ammettendo che “è in corso una trattativa con gli uffici della commissione Ue” e che l’esito non è certo. Ha infine annunciato che l’iperammortamento “sarà sicuramente non solo prorogato ma ulteriormente rafforzato” e ha richiamato la necessità di preservare la credibilità finanziaria del Paese in un contesto di maggiore incertezza.

Sulle previsioni di spesa pubblica, il ministro ha evidenziato il profilo degli investimenti: 4% del Pil nel 2026, 3,9% nel 2027, 3,6% nel 2028 e 3,5% nel 2029. Ha ricordato che lo scenario è caratterizzato da un aumento della spesa per interessi, prevista in crescita dal 4,2% del Pil nel 2026 al 4,6% nel 2029, e che ciò rende fondamentale mantenere la credibilità del percorso di finanza pubblica e rafforzare l’avanzo primario.

L’Ufficio parlamentare di bilancio (Upb), rappresentato in audizione dalla presidente Lilia Cavallari, ha validato le previsioni macroeconomiche programmatiche del Dpfp. L’esercizio di validazione è stato effettuato dall’Upb con le sue stime e quelle di quattro istituti indipendenti: lo scenario programmatico è risultato generalmente ricompreso in un intervallo accettabile rispetto alle attese del panel, soprattutto nel 2026-27, con marginali sforamenti del limite superiore nel 2028-29 quando le previsioni appaiono lievemente ottimistiche.

Cavallari ha avvertito che, secondo le simulazioni dell’Upb, il rapporto debito pubblico/Pil inizierebbe a ridursi soltanto nel 2029, un anno più tardi rispetto al quadro delineato dal Dpfp. Un ulteriore elemento di rischio è il peggioramento delle condizioni di finanziamento: l’Upb stima una maggiore spesa per interessi rispetto al Dpfp, con un incremento di circa 4,5 miliardi nel 2029. Con le medesime ipotesi il rapporto debito/Pil si attesterebbe al 138,4% nel 2029, circa 1,8 punti percentuali sopra la previsione del quadro programmatico, e le simulazioni probabilistiche confermano rischi al rialzo sulla traiettoria ufficiale del debito.

Cavallari ha inoltre sottolineato che, dalle informazioni disponibili in ReGiS al 5 ottobre, risultano impegnate somme per 193 miliardi e spesi 133,4 miliardi; dei 59,6 miliardi ancora da spendere, 20 riguardano strumenti finanziari i cui effetti si manifesteranno in parte oltre il 2026 e 39,6 altri interventi, alcuni destinati a concludersi dopo la scadenza del Piano. Le economie accertate ammontano a 3,29 miliardi, perciò le risorse effettivamente impiegate per la realizzazione dei milestone e target si riducono a circa 191,1 miliardi. L’Upb ha segnalato profili di incertezza circa le modalità di reimpiego delle risorse Pnrr relative a progetti che non concorrono al raggiungimento dei M&T.

Le previsioni macroeconomiche aggiornate dall’Upb indicano una crescita del Pil dell’1,1% nel 2026, in calo graduale allo 0,8% nel 2027, 0,7% nel 2028 e 0,6% nel 2029. Confrontate con quelle del Mef, le attese dell’Upb sono leggermente più elevate per il 2026, coincidenti per il 2027 e più prudenti di 0,2 punti percentuali per il 2028 e il 2029. L’Upb valuta che l’impulso espansivo della manovra derivi principalmente dagli investimenti, la cui crescita si ridurrebbe dall’1,4% del 2027 a zero nel 2028 e diventerebbe negativa (-0,6%) nel 2029. Sull’incidenza della manovra, l’Upb e il Mef stimano entrambi un aumento del Pil pari a 0,3 punti percentuali sul complesso dell’orizzonte del Dpfp; tuttavia nel 2029 l’Upb e gli altri componenti del panel indicano un effetto lievemente restrittivo, mentre per il Mef è neutro. Cavallari ha concluso osservando che per la prossima legge di bilancio “il grosso è rappresentato dall’utilizzo della clausola di salvaguardia nazionale”, e che margini ulteriori al di fuori di essa non risultano disponibili.

La Banca d’Italia, con il capo dipartimento economia e statistica Andrea Brandolini, ha sottolineato che l’economia italiana ha mostrato una tenuta superiore alle attese in un contesto internazionale di grande instabilità. Il Pil è aumentato nella prima parte del 2026 e dovrebbe continuare a espandersi, sebbene a ritmi contenuti a causa del rincaro dell’energia e dell’aumento dei costi di finanziamento. Fonti di rischio rilevanti per l’economia mondiale e italiana sono, secondo Brandolini, l’evoluzione della crisi in Medio Oriente, le tensioni geopolitiche e l’andamento dei mercati finanziari, anche in relazione agli sviluppi connessi con l’intelligenza artificiale.

Brandolini ha osservato che l’inflazione è aumentata nei mesi più recenti principalmente per l’effetto dei rincari dell’energia, mentre l’inflazione di fondo resta sostanzialmente stabile, e ha ricordato che il rincaro energetico è finora contenuto rispetto alla crisi 2021-22 e non mostra segnali di significativa trasmissione alle altre componenti dei prezzi. Pur segnalando un quadro congiunturale più favorevole rispetto alle attese di giugno, la Banca d’Italia ritiene probabile un temporaneo rallentamento della domanda interna per gli effetti dell’inflazione e delle condizioni finanziarie più restrittive, con un rafforzamento dell’attività previsto dalla seconda metà del 2027. Brandolini ha infine richiamato l’importanza di consolidare la capacità di crescita del Paese e di privilegiare, nella composizione della spesa pubblica, la componente di investimento rispetto a quella corrente.

Il presidente dell’Istat Francesco Maria Chelli ha richiamato l’esposizione dei conti pubblici a rischi orientati al ribasso per l’incertezza internazionale, pur riconoscendo la resilienza dell’economia favorita dagli investimenti del Pnrr. L’Istat ha illustrato una simulazione secondo cui una più lenta discesa delle quotazioni delle materie prime energetiche nel biennio 2027-2028 potrebbe ridurre la crescita di 0,2 punti percentuali nel 2027 e di 0,4 punti nel 2028, con un impatto ancora negativo di 0,2 punti nel 2029.

Chelli ha richiamato attenzione sulla dinamica retributiva: “l’attuale fase di risalita dell’inflazione richiede particolare attenzione sul fronte delle dinamiche retributive”, poiché nel secondo trimestre del 2026 la fase di recupero delle retribuzioni nominali rispetto alla crescita dei prezzi si è arrestata. Sulla base dei rinnovi contrattuali siglati fino alla fine di agosto e ipotizzando l’assenza di ulteriori rinnovi fino a dicembre, la crescita delle retribuzioni contrattuali per il totale dell’economia sarebbe pari al 2,5% in media nel 2026; sulla base dei dati provvisori di settembre l’inflazione acquisita (Ipca) per il 2026 sarebbe pari al 3,0%. Tra il primo trimestre 2021 e il secondo 2026, retribuzioni di fatto e contrattuali hanno perso in termini di potere d’acquisto rispettivamente il 9,4% e il 9,3%. A livello settoriale la perdita è stata del 6,8% nell’industria, dell’11,2% nei servizi privati e del 10,1% nella pubblica amministrazione.

Chelli ha inoltre ricordato che rispetto al 2025 l’indebitamento netto nel 2026 è previsto scendere dal 3,1% al 2,9% del Pil, grazie al miglioramento del saldo primario di circa mezzo punto percentuale, che compensa l’aumento della spesa per interessi (+11%, pari al 4,2% del Pil). Ha descritto anche la composizione delle entrate e della spesa: la spesa diversa dagli interessi passivi scenderebbe dal 47,3 al 47,2% del Pil; le entrate salirebbero dal 48 al 48,5%; le imposte dirette diminuirebbero lievemente dal 15,3 al 15,2% del Pil, mentre le imposte indirette passerebbero dal 14 al 14,1% e i contributi sociali dal 13,5 al 13,6%.

La Corte dei Conti, per voce del presidente di sezione Vincenzo Palomba, ha evidenziato rischi significativi per lo scenario macroeconomico e la forte crescita prevista della spesa per interessi. “La spesa per interessi passivi è prevista in forte crescita, per un totale di oltre 20 miliardi nel triennio 2027-2029, a causa dell’aumento dello stock di debito e della relativa onerosità”, ha detto Palomba, aggiungendo che il Dpfp rivede al rialzo rispetto ad aprile le stime per gli oneri per interessi di complessivi 14,7 miliardi e che l’incidenza degli oneri sul Pil dovrebbe raggiungere il 4,6% nel 2028-2029, 0,2 punti percentuali in più rispetto alle previsioni di aprile.

La Corte ha giudicato lo scenario esposto a rischi prevalentemente orientati al ribasso: la ripresa dell’inflazione, il rialzo dei tassi d’interesse e la scomparsa della spinta straordinaria del Pnrr possono rallentare l’economia e frenare la competitività delle imprese. Palomba ha sottolineato l’urgenza di irrobustire l’avanzo primario, fissato nel Dpfp al 2,4% per il 2029, e ha contestato la carenza di definizione programmatica del documento, in particolare la mancata quantificazione dell’effetto finanziario delle misure previste nella manovra e la mancanza di dettagli sulle scelte di spesa per energia e difesa. Tali lacune, ha osservato la Corte dei Conti, rendono difficile valutare la tenuta e la coerenza del quadro complessivo con le priorità di governo.