Giorgio Della Porta, che da oltre vent’anni lavora nel settore delle onoranze funebri, racconta in un libro le storie che incontra “ogni giorno” nei momenti immediatamente successivi alla morte di una persona. In La Spallata – Storie, dolore e cura di chi accompagna e osserva (Scatole Parlanti, 13,00 EURO), in uscita per Scatole Parlanti a fine mese, l’autore mette in luce ciò che generalmente rimane fuori campo: gesti, silenzi, relazioni e umanità che circondano la perdita.
Della Porta descrive stanze improvvisamente diventate silenziose, oggetti rimasti dov’erano, mani che si cercano, familiari incapaci di trovare le parole. “Ho visto la paura, la rabbia, l’incredulità di chi resta, ma anche la cura, la dignità, l’amore e i loro piccoli gesti”, si legge nella presentazione del libro, che si propone non come un volume sulla morte ma come un ritratto delle persone e dei differenti modi di affrontare una perdita: nelle case, negli ospedali, durante i funerali e nei momenti apparentemente più ordinari.
“Il mio sguardo è come una cinepresa accesa ogni giorno: silenziosa, discreta, attenta a cogliere gesti, parole e silenzi. Non giudico. Non sostituisco. Non correggo. Registro. Porto alla luce ciò che molti ignorano o preferiscono non vedere”, scrive Della Porta, che in queste pagine racconta anche la scoperta di mestieri che “non si raccontano a scuola” e l’influenza delle esperienze familiari: “Mentre fuori i bambini giocavano a pallone, io imparavo che esistono mestieri che non si raccontano a scuola. Mestieri che vivono nel silenzio degli altri”. Riferendosi al padre, osserva: “Mio padre – riporta più in là – ha fatto tanti lavori. Lavori faticosi. Lavori che ti piegano la schiena e ti induriscono le mani. Ma quello che permetteva davvero alla famiglia di tirare avanti era un altro. Quello che gli altri chiamavano ‘il beccamorto’. Io quella parola l’ho sentita prima di imparare bene le tabelline. Prima di capire le divisioni. Prima di sapere cosa volessi diventare da grande”.
Il titolo, spiega l’autore, evoca due immagini: la spalla che sostiene il peso visibile del feretro e quella che rimanda a un dolore invisibile. Il libro è anche descritto come “un coraggioso progetto”: la storia termina lasciando alcune pagine in bianco e offrendo al lettore la possibilità di continuare il racconto, condividendo la propria vicenda all’indirizzo storie@laspallata.it, creato per raccogliere testimonianze, ricordi e racconti.
L’obiettivo dichiarato è creare nel tempo uno spazio in cui parlare di perdita senza retorica e senza la pretesa di offrire risposte universali: “Non un servizio terapeutico e non un luogo nel quale spiegare come si debba affrontare il dolore, ma semplicemente uno spazio in cui raccontare ciò che resta e dare voce a chi resta”. Alla base del progetto c’è la convinzione che, pur essendo ogni esperienza di perdita personale, poterla raccontare permette alla storia di non rimanere chiusa nel recinto di chi l’ha vissuta.


























































