La candidata c’è, ma il programma resta da scrivere. Dopo la decisione di Elly Schlein di candidarsi a Palazzo Chigi, il cosiddetto campo largo si trova con una certezza in più e numerose incognite aperte: perimetro, primarie e programma restano da sciogliere. Dal M5s arriva il primo promemoria: bene aver chiarito la leadership dem, ma ora serve una roadmap per costruire il programma e arrivare ai gazebo. Escludendo, si sottolinea, l’ipotesi di assegnare automaticamente la candidatura del campo progressista al partito più votato.
Il primo passo concreto potrebbe essere una prova di unità in piazza: nei prossimi giorni sono attesi contatti tra i leader per organizzare una mobilitazione comune contro il caro vita lanciata da Avs. Sul fronte democratico è inoltre in calendario l’appuntamento del correntone a Montepulciano, evocato con “lo spirito del referendum”.
All’indomani dell’assemblea alla Nuvola, al Nazareno prevale la soddisfazione per il moto d’orgoglio della segretaria, apprezzato, secondo più fonti dem, in modo “trasversale”. Nei riformisti si segnala che l’uscita di Giorgio Gori dall’assemblea era stata messa in conto e non sembra destinata a lasciare grandi strascichi; a rassicurare, nello schieramento, è soprattutto il sostegno a Kiev. Archiviata la giornata all’insegna dell’“unità”, restano però interrogativi e qualche nervo scoperto.
A mettere il dito sulle tensioni è Giuseppe Provenzano, che interpreta l’assenza di sfidanti come prova del consenso attorno alla leader: se qualcuno avesse raccolto le firme necessarie, sostiene, avrebbe potuto candidarsi. “La stragrande maggioranza del Pd si riconosce nella candidatura di Elly Schlein”, afferma Provenzano. La tesi viene contestata dalla senatrice Simona Malpezzi: “Provenzano si sbaglia”, ribatte. Per Malpezzi il nodo non erano gli sfidanti, ma il rispetto dello statuto, che prevede un regolamento per disciplinare le candidature alle primarie. “Il sostegno alla nostra segretaria non è in discussione”, aggiunge, pur lasciando intendere il disagio per la forzatura sulle regole.
Il vero banco di prova sarà mettere d’accordo gli alleati sulla rotta da seguire. Un esercizio di unità è in corso al Senato, dove le opposizioni lavorano a emendamenti comuni al decreto Scuola. Più accidentato il terreno economico: la patrimoniale, cavallo di battaglia di Avs, ha complicato il dibattito. Già bocciata da Giuseppe Conte, la patrimoniale viene maneggiata con cautela anche dal Pd; Provenzano, in proposito, preferisce puntare su una tassazione europea delle grandi ricchezze che richiederebbe tuttavia l’unanimità dei Ventisette.
A cercare di riempire di contenuti la sfida sarà il correntone dem. Da venerdì a domenica Dario Franceschini, Andrea Orlando e Roberto Speranza organizzano a Montepulciano ‘Pronti per l’alternativa’, chiamando a raccolta dirigenti, sindacati, imprese e intellettuali. L’anno scorso, quando lo slogan era ancora ‘Costruire l’alternativa’, si erano contate oltre duemila presenze. Stavolta l’ambizione del trio, con Schlein a chiudere i lavori, è coinvolgere nella scrittura del programma le energie mobilitate per il No al referendum sulla giustizia.
Dietro le quinte resta il nome di una potenziale candidata che si tira fuori: Silvia Salis si dichiara ancora una volta “totalmente” fuori dalle primarie. “Darò l’appoggio a quello o quella che sarà il candidato del centrosinistra”, assicura, con una raccomandazione: se gazebo saranno, che diventino una festa della partecipazione, non un regolamento di conti. Sotto la Lanterna, intanto, la situazione resta impegnativa.


























































