sabato, Ottobre 17, 2026
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Il campo progressista cerca unità: scintille Schlein-Conte sulle garanzie su Renzi

Dopo la foto di gruppo alla festa del “Manifesto”, il confronto tra Movimento 5 Stelle e campo progressista resta su un sentiero di dialogo, ma riporta al centro la questione dei confini dell’alleanza e, in particolare, dell’ingresso di Matteo Renzi.

Giuseppe Conte è tornato a sollevare il tema chiedendo “garanzie” a Elly Schlein, sia sul fronte centrista sia sulla composizione complessiva dell’intesa. I due sono intervenuti prima sul palco del Festival di Fanpage “Rumore” e poi in occasione di incontri alla Confesercenti: da entrambi sono arrivate parole distensive sulla “trazione progressista” dell’alleanza — “non moderata”, ha ribadito Schlein — ma il perimetro politico resta oggetto di confronto.

Conte ha chiarito di non voler porre “veti personali”, ma ha detto di aver chiesto garanzie “al partito che ritiene che Renzi sia indispensabile in questo progetto”. Più in generale ha sottolineato che “quella di Renzi è una presenza che mi depotenzia sul piano elettorale perché la mia comunità dovunque vada la soffre”, spiegando perciò la necessità che Schlein fissi paletti “in modo che domani sia nella posizione di non fare danni”.

Schlein non ha eluso la richiesta: “Ho un’unica garanzia — ha precisato — che devo dare ai nostri elettori: non si rifaranno gli errori fatti nel 2022”. Per il leader del centrosinistra il punto centrale è la “visione” e, pur chiedendo unità e coerenza del progetto, ha aggiunto di non essersi mai “appassionata dei perimetri da sigla a sigla”. Su altri fronti, secondo i due leader, le distanze appaiono in via di riduzione.

Entrambi si dicono convinti che sia possibile trovare un’intesa sulla posizione riguardo all’Ucraina e che si possa rapidamente lavorare sul programma. Anche Avs è attiva sul fronte programmatico, con l’avvio della raccolta online “Decidiamo insieme”. Si è inoltre fatto cenno all’elaborazione di proposte condivise in vista della manovra e alla volontà di motivare l’elettorato, anche attraverso iniziative legate ai ricorsi sulla legge elettorale.

Conte ha offerto a Schlein un’ulteriore rassicurazione sul sostegno del M5s: alla domanda se il Movimento appoggerebbe il campo progressista anche qualora non fosse il proprio il volto del candidato premier, ha risposto “Assolutamente sì: la mia comunità è una comunità leale, corretta e lo sta dimostrando in tutta la penisola in tutti i Comuni” dove si sono realizzate intese, sostenendo i sindaci del Pd con lealtà. Schlein, sul tema delle primarie, ha osservato che sono “uno strumento” e che la loro bontà dipende da come vengono fatte: “io ho fatto le primarie, le ho vinte e dal giorno dopo ho lavorato con Bonaccini e insieme abbiamo costruito un’unità”.

Sul metodo e sulla leadership, però, permangono avvertimenti. Nicola Fratoianni, per Avs, ha lanciato “un avviso ai naviganti e alle naviganti”: se si vogliono fare le primarie “ce ne faremo una ragione”, ma “non è che chi vince le primarie comanda e impone il suo programma. Chiaro?”.

All’esterno del perimetro della sinistra, il dibattito suscita scetticismo. Carlo Calenda ha commentato causticamente che c’è “il ‘circo Barnum'”, riepilogando in modo ironico una serie di attacchi e contrattacchi tra diversi protagonisti: “la Appendino attacca Renzi che contrattacca la Appendino nel mentre c’è Conte che litiga con la Schlein — che nel frattempo vede De Luca e poi Bonelli pronti ad una propria candidatura… che al mercato mio padre comprò…”.