martedì, Ottobre 20, 2026
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Il pediatra Italo Farnetani: no alla carne di maiale nelle mense scolastiche per inclusione

Il dibattito sull’eliminazione della carne di maiale dalle mense scolastiche e sull’introduzione di piatti delle tradizioni alimentari degli alunni stranieri richiede, secondo il pediatra Italo Farnetani, una valutazione che consideri non solo gli aspetti nutrizionali ma anche quelli educativi, culturali e sociali. Per favorire l’inclusione, spiega all’Adnkronos Salute, è preferibile valorizzare ciò che accomuna gli alunni piuttosto che enfatizzarne le differenze: “la soluzione più inclusiva consiste nel non inserire tale alimento nei menu scolastici”, così da permettere a tutti i bambini di condividere lo stesso pasto senza menu differenziati.

Farnetani sottolinea che la sua posizione non si basa su motivazioni nutrizionali: la carne di maiale “non presenta controindicazioni specifiche nell’alimentazione infantile” se consumata nell’ambito di una dieta equilibrata. L’eventuale esclusione dalle mense è perciò da intendersi come una scelta organizzativa e sociale finalizzata a favorire la partecipazione collettiva al momento conviviale.

Il pediatra richiama l’importanza, durante la crescita, del processo di identificazione con il gruppo dei coetanei. Bambini e adolescenti tendono ad assumere comportamenti e abitudini del gruppo, fenomeno oggi amplificato dai social media, e la condivisione delle stesse pietanze può contribuire al senso di appartenenza.

Diversa, invece, la valutazione sull’introduzione sistematica di piatti appartenenti ad altre culture quando non sono parte della tradizione locale, come pollo al curry o cous cous. Farnetani ritiene che questa pratica non favorisca necessariamente l’inclusione. Per crescere in modo equilibrato, sostiene, i bambini hanno bisogno di “radici e ali”: radici per conoscere la propria realtà culturale e territoriale, ali per aprirsi al mondo. In questo quadro la mensa scolastica assume anche una funzione educativa, utile a far conoscere prodotti, sapori e tradizioni del territorio che derivano dalla storia, dall’agricoltura e dalle produzioni tipiche di ciascuna area geografica.

Nella sua attività medica e di docente di Pediatria, Farnetani ha approfondito il tema della nutrizione infantile: ricerche condotte in circa vent’anni mostrano come i bambini delle diverse regioni italiane manifestino preferenze legate alle tradizioni locali. A titolo esemplificativo, osserva che il cous cous è percepito come alimento tradizionale da molti bambini siciliani, mentre in Lombardia un ruolo analogo è svolto dal risotto allo zafferano. Questa varietà va considerata una ricchezza culturale che la scuola dovrebbe valorizzare.

Per questo motivo la mensa dovrebbe privilegiare prodotti e preparazioni tipici del territorio, considerandoli parte del percorso educativo. Le tradizioni alimentari delle famiglie devono essere rispettate e valorizzate nell’ambito domestico, mentre la scuola può offrire un patrimonio culturale comune condiviso da tutti gli alunni. È inoltre essenziale, secondo Farnetani, una corretta collaborazione tra mensa scolastica e famiglia: i genitori dovrebbero essere informati sui menu per poter integrare adeguatamente l’alimentazione dei figli negli altri pasti. Una corretta rotazione degli alimenti è infatti un principio fondamentale dell’educazione nutrizionale.

In conclusione, Farnetani ritiene che l’inclusione scolastica debba essere perseguita attraverso la condivisione di esperienze comuni. Eliminare dagli ambienti scolastici alimenti che possono escludere parte degli alunni può essere una scelta ragionevole, mantenendo però la mensa fortemente connessa alle tradizioni gastronomiche del territorio, così da trasmettere ai bambini le “radici” culturali necessarie per favorire integrazione, appartenenza e valorizzazione dell’identità locale.