sabato, Ottobre 17, 2026
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Italia: il carrello sempre più vuoto, la spesa reale familiare -8,7% dal 2019

Il carrello del supermercato degli italiani si è svuotato: al netto dell’inflazione la spesa reale delle famiglie per i consumi è diminuita di quasi il 9% tra il 2019 e il 2025, corrispondente a una riduzione virtuale di 224 euro al mese per nucleo. È il dato segnalato dal Centro di formazione e ricerca sui consumi (Crc), che ha elaborato i dati Istat.

A livello nominale la spesa media mensile per consumi è salita dai 2.560 euro del 2019 ai 2.782 euro del 2025, un incremento di circa 222 euro a nucleo, ma l’andamento reale cambia se si tiene conto dei forti rincari di prezzi e tariffe registrati negli ultimi anni. Secondo il Crc, Covid, guerra in Ucraina e crisi energetica hanno determinato un’escalation dei listini al dettaglio in tutti i settori, aumenti che non sono rientrati al termine delle emergenze e che hanno costretto le famiglie a modificare le proprie abitudini di spesa.

Nel confronto 2019-2025 la spesa media reale in Italia si è ridotta dell’8,7% (-224 euro a nucleo), con impatti non omogenei sul territorio. La Puglia registra la contrazione più marcata (-18,7%), seguita dalla provincia di Bolzano (-17,2%) — che il Crc indica come penalizzata dal più alto tasso d’inflazione degli ultimi anni — e dalla Calabria (-14,9%). In controtendenza risultano invece l’Umbria (+9,9%), le Marche (+9%), Trento (+8,2%) e l’Abruzzo (+6,1%).

“Il forte aumento dei prezzi al dettaglio registrato negli ultimi anni ha prodotto una situazione paradossale: gli italiani spendono di più per acquistare sempre meno”, osserva Furio Truzzi, presidente del comitato scientifico del Crc. L’Istat, ricorda Truzzi, segnala che nell’ultimo anno una famiglia su tre ha ridotto la spesa per cibi e bevande, il 44% quella per l’abbigliamento, il 38,2% gli acquisti per la cura della persona, il 25,4% quelli per la sanità, mentre il 45% delle famiglie ha modificato le proprie abitudini di viaggio.

Secondo il Codacons, i consumi degli italiani negli ultimi dieci anni hanno cambiato volto: più piatti pronti e meno spese per abbigliamento e calzature. Per gli alimentari la spesa media è oggi del 25% superiore rispetto al 2015. Per cibi e bevande analcoliche la spesa mensile è passata da 441 euro nel 2015 a 552 euro nel 2025, pari a una maggiore spesa annua da 1.326 euro a famiglia.

L’aumento più consistente riguarda piatti pronti e preparazioni alimentari, con un boom del 254% e una maggiore spesa di 307 euro annui a nucleo. Altri incrementi segnalati dal Codacons (su dati Istat 2015-2025) sono: caffè e cacao +67% (+99 euro annui), oli e grassi quasi +38% (+65 euro annui); carni e verdure aumento di quasi il 20%; zucchero e dolciumi +21%; latte, uova e formaggi +17%; pane +14%.

L’associazione avverte però che l’aumento di spesa non equivale a una dispensa più piena, perché va considerato l’effetto dei rincari dovuti a cambiamenti climatici, guerra in Ucraina e caro-energia, che hanno fatto salire le quotazioni delle materie prime e i listini finali al pubblico.

Nel decennio la spesa non alimentare è cresciuta molto meno, +8,4%, e in alcuni comparti è diminuita: ricreazione, spettacoli e cultura -16,7% (pari a -253 euro annui a famiglia), abbigliamento e calzature -9% (-125 euro annui), tabacchi e bevande alcoliche -4,1% (circa -22 euro annui). Per abitazione, acqua, elettricità, gas e altri combustibili la spesa familiare è aumentata dell’11% (+1.180 euro annui), per i trasporti del 10,7% (+341 euro annui). L’incremento più sostanzioso riguarda i servizi ricettivi e di ristorazione, con un +33,7% (+495 euro annui), un rialzo che il Codacons attribuisce agli aumenti dei listini nel comparto turistico provocati da pandemia e caro-bollette.