Migliaia di studenti sono scesi in piazza in diverse città italiane per una giornata di sciopero nazionale contro i tagli all’istruzione e le spese militari. La mobilitazione, ribattezzata in molte piazze “No Meloni Day”, ha posto al centro del dibattito il caro vita, la precarietà scolastica e la richiesta di maggiori investimenti nella scuola pubblica. Tra i principali poli della protesta figurano Roma, Torino, Treviso, Padova e Verona, dove ai cortei si sono aggiunti presidi delle forze dell’ordine e momenti di tensione.
A Roma il corteo promosso dal movimento Les Blocages Roma è arrivato in viale Trastevere davanti al Ministero dell’Istruzione, presidiato da agenti in tenuta antisommossa. Tra lanci di petardi, striscioni e cori rivolti al ministro Valditara, migliaia di giovani hanno denunciato classi sovraffollate, la fatiscenza degli edifici e i costi crescenti per le famiglie. “Siamo stanchi di sentirci dire che non ci sono soldi per l’istruzione mentre il Governo trova miliardi da investire nel riarmo”, hanno spiegato gli organizzatori, annunciando l’intenzione di estendere i blocchi e le mobilitazioni a tutte le scuole della città.
A Torino la manifestazione si è concentrata in piazza XVIII Dicembre, in un clima di particolare attenzione dopo recenti atti vandalici che hanno portato all’arresto di un 17enne e alle occupazioni di circa venti istituti nella provincia. Al corteo hanno partecipato anche attivisti No Tav e Pro Palestina. Su disposizione della Prefettura è stato vietato l’uso di caschi e maschere: la Polizia ha identificato una quindicina di ragazzi a volto coperto. Durante il percorso alcune studentesse hanno intinto le mani nella vernice rossa e le hanno impresse su manifesti raffiguranti la premier Giorgia Meloni, altri esponenti di Governo, la segretaria del Pd Elly Schlein e il logo di Leonardo.
Sempre a Torino si è registrata la presenza della galassia antagonista: secondo fonti AGI, circa 70 appartenenti al centro sociale Askatasuna e ad altre componenti radicali stavano convergendo sulla manifestazione; una trentina di essi è già stata identificata dalle forze dell’ordine.
La protesta ha interessato anche diverse città del Veneto, sotto la regia della Rete degli Studenti Medi. Come ha sottolineato la coordinatrice regionale Viola Carollo, l’obiettivo è rivendicare la centralità della scuola pubblica. A Treviso si sono verificati momenti di tensione davanti al Liceo Canova, dove alcuni studenti hanno scavalcato i cancelli chiusi a chiave per unirsi al corteo in transito. A Padova le forze dell’ordine hanno mantenuto elevata la vigilanza dopo otto perquisizioni della Digos a carico di utenti di una chat WhatsApp che, secondo gli accertamenti, incitava a bruciare cassonetti e saccheggiare negozi. A Verona, alle prime luci del mattino, si sono registrati atti vandalici con almeno cinque cassonetti dati alle fiamme.



























































