sabato, Ottobre 17, 2026
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Italia, via libera Aifa a belantamab mafodotin per mieloma multiplo alla prima recidiva

Poco più di due settimane fa l’Aifa ha approvato e reso disponibile in Italia belantamab mafodotin come terapia d’elezione per il mieloma multiplo alla prima recidiva, rende noto Gsk. Secondo il gruppo, da meno di un anno, grazie a programmi di accesso anticipato, circa 400 pazienti in quasi tutti i centri ematologici italiani stanno già ricevendo il farmaco, che rappresenta il cardine di due triplette terapeutiche: una con bortezomib e desametasone (Vd) e l’altra con pomalidomide e desametasone (Pd).

Le due combinazioni sono state valutate negli studi clinici Dreamm-7 e Dreamm-8, i cui risultati hanno portato prima al via libera europeo lo scorso anno e ora anche a quello italiano. Il Dreamm-7 ha confrontato l’efficacia e la sicurezza di belantamab mafodotin in combinazione con bortezomib e desametasone rispetto allo standard di cura daratumumab, bortezomib e desametasone (DVd) in pazienti precedentemente trattati con almeno una linea di terapia. In questo studio la mediana di sopravvivenza libera da progressione (PFS) è risultata triplicata rispetto al braccio di controllo (36,6 mesi vs 13,4 mesi) e il rischio di morte è stato ridotto del 42%.

Il Dreamm-8 ha valutato belantamab mafodotin associato a pomalidomide e desametasone rispetto alla combinazione pomalidomide, bortezomib e desametasone (PVd) in pazienti già trattati con almeno una linea a base di lenalidomide. Anche in questo caso la PFS è aumentata, passando a 32,6 mesi rispetto ai 12,5 mesi osservati nel braccio di controllo. Nei due studi il profilo di sicurezza delle combinazioni BVd e BPd è risultato coerente con quanto noto per i singoli agenti e la qualità di vita correlata alla salute (HRQoL) è stata mantenuta durante tutto il trattamento.

Gsk sottolinea che la real life conferma l’efficacia osservata negli studi clinici, evidenziando come i pazienti trattati nella pratica quotidiana non siano necessariamente quelli selezionati negli studi. Elena Zamagni, associato di Ematologia all’Università di Bologna e dirigente medico presso l’Irccs Sant’Orsola Malpighi, osserva che in reparto le combinazioni vengono scelte e adattate in base alle caratteristiche della persona, alla refrattarietà ai farmaci partner e alla pregressa esposizione farmacologica. Zamagni aggiunge che belantamab mafodotin è un farmaco di facile gestione, somministrabile in day hospital con infusioni della durata di 30 minuti ogni 8-12 settimane, senza necessità di pre-medicazioni o ricoveri, permettendo la fruizione del trattamento anche in reparti meno strutturati.

Anche Francesca Gay, associato di Ematologia all’Università di Torino e dirigente medico di 1° livello Ematologia Universitaria Aou Città della Salute e della Scienza, conferma la maneggevolezza del farmaco e rassicura sul principale evento avverso: l’alterazione temporanea della vista provocata dal trattamento può risolversi con la sospensione temporanea della terapia. La somministrazione può quindi essere ripresa adattando dose e frequenza; dosi ridotte e adattate alle necessità dei singoli consentono comunque il controllo prolungato della malattia.

Per Maria Sofia Rosati, direttore medico di Gsk, ottenere tre anni di PFS in un setting di seconda linea rappresenta una risposta significativa che allunga la prospettiva per molti pazienti. Rosati sottolinea inoltre l’impegno sostenuto nello sviluppo del farmaco, anche nei momenti complessi del percorso regolatorio, e il ricorso a programmi di accesso anticipato per offrire l’opportunità terapeutica ai pazienti che ne avevano bisogno.

Il mieloma multiplo è un tumore delle plasmacellule del midollo osseo, cellule che producono anticorpi fondamentali per la difesa dell’organismo. È la seconda neoplasia ematologica più frequente dopo il linfoma non-Hodgkin, responsabile dell’1-2% di tutti i casi di cancro e del 10-15% dei tumori ematologici. La malattia colpisce prevalentemente persone anziane, con un’età media alla diagnosi di circa 70 anni (solo il 2% dei pazienti ha meno di 40 anni). In Italia si stimano ogni anno circa 6-7 mila nuovi casi, pari all’1,5% di tutti i tumori diagnosticati nelle donne e all’1,6% di quelli diagnosticati negli uomini.

Belantamab mafodotin è un anticorpo farmaco coniugato (Adc) che riconosce la proteina Bcma sulla superficie delle plasmacellule tumorali. Dopo il legame al Bcma, il farmaco entra nella cellula malata e rilascia il citotossico Mmaf, che impedisce la divisione delle cellule tumorali conducendole a morte. L’anticorpo, inoltre, può stimolare il sistema immunitario attivando meccanismi di distruzione diretta delle cellule tumorali e la loro eliminazione da parte di cellule immunitarie specializzate.