(di Ida Bini)
“L’aurora boreale non si aspetta, si insegue”. Con questa frase Lorenzo Mirandola, ingegnere ambientale e cacciatore di aurore boreali, presenta il suo libro Quando il cielo si accende – La mia vita a caccia di aurore boreali (Rizzoli, pp. 224, euro 25), in libreria dal 27 ottobre e prenotabile online. Il volume raccoglie il racconto personale e professionale delle sue spedizioni e contiene fotografie scattate durante i suoi viaggi nell’Artico.
La passione per le aurore risale all’infanzia. Mirandola racconta che tutto è cominciato con una fotografia vista a sette-otto anni su quella che crede fosse una rivista scientifica: «C’erano la neve e un cielo nero attraversato dall’aurora. Mi è rimasta dentro una sensazione molto precisa: quella cosa dovevo vederla dal vivo». Quell’immagine ha influenzato le sue scelte di studio — ingegneria ambientale a Padova — e la decisione di fare l’Erasmus a Oulu, in Finlandia, scelta «perché era la destinazione più settentrionale disponibile».
La prima aurora la vide a settembre del 2016 a Oulu: era fuori in maglietta, con pochi gradi, e rimase a guardarla dimenticando il freddo. Da allora ha cercato il modo di restare in Finlandia e, attorno a quella passione, ha costruito la sua vita. Con oltre 600mila follower su Instagram e più di 210 aurore osservate soltanto nell’ultima stagione, Mirandola è diventato uno dei più noti divulgatori del fenomeno.
Nel libro descrive le notti sotto il cielo artico, gli inseguimenti attraverso paesaggi ghiacciati e la trasformazione della passione in professione. Pur avendo studiato la fisica dell’aurora e passando ore a leggere dati e previsioni, dice di continuare a emozionarsi: «Continuo a urlare, correre nella neve e perdere la testa quando il cielo esplode. L’esperienza mi ha insegnato a interpretare quello che vedo, ma non mi ha tolto lo stupore».
Tra i ricordi più intensi evoca una notte a Ekkerøy, nell’estremo nord della Norvegia, quando «enormi tende rosso-magenta ricoprirono il cielo, con colori chiaramente visibili anche a occhio nudo». Racconta le urla del gruppo e il fatto che, per una volta, nessuno chiedesse come impostare la fotocamera: «Guardavamo tutti verso l’alto».
Il libro affronta anche i falsi miti legati all’aurora boreale, a cominciare dall’idea che basti raggiungere la Lapponia per essere sicuri di vederla. «La realtà — sottolinea Mirandola — è ben diversa: occorre interpretare le condizioni meteo, conoscere l’attività solare ed essere pronti a percorrere centinaia di km per trovare il cielo sereno». Spesso bisogna guidare ore, cambiare paese, scappare dalle nuvole e controllare venti, umidità e vento solare.
Da anni Mirandola vive a Rovaniemi, in Finlandia, dove insieme a Luisa Schaffner ha dato vita ad Arctic Road Trips, un progetto che organizza spedizioni in piccoli gruppi tra Finlandia, Svezia e Norvegia con l’obiettivo di offrire «un’esperienza autentica e rispettosa dell’ambiente artico». Nel libro si parla anche delle prospettive per la stagione successiva: sebbene spesso indicata come favorevole agli avvistamenti, l’autore invita alla prudenza ricordando che «l’intensità dell’attività solare non garantisce necessariamente uno spettacolo migliore». Sfata inoltre convinzioni diffuse come l’impossibilità di osservare l’aurora durante la luna piena o la necessità di un indice geomagnetico elevato.
Per chi desidera organizzare un viaggio, Mirandola indica due periodi particolarmente suggestivi: da fine agosto a metà novembre, quando i colori dell’aurora si riflettono nei laghi, e da metà gennaio ai primi di aprile, quando i paesaggi innevati rendono l’esperienza ancora più spettacolare. «Fate le fotografie, certo, ma a un certo punto abbassate il telefono. Guardate come si muove l’aurora, seguitela con gli occhi», conclude l’autore.


























































