sabato, Ottobre 17, 2026
Home Cultura Marrakech, Fanny Ardant: in ‘Le rose di Marrakech’ vivo la mia gabbia...

Marrakech, Fanny Ardant: in ‘Le rose di Marrakech’ vivo la mia gabbia dorata

Un giardino in Marocco diventa il centro di una storia di solitudine, memoria e amicizia nel film Le rose di Marrakech, terzo lavoro di Ginevra Elkann. L’ambientazione è una ricca villa protetta da alte mura, dove ordine, bellezza e una fitta rete di servitù cercano di arginare il caos del mondo esterno.

Al centro della vicenda c’è Isabelle, donna non più giovane e malata interpretata da Fanny Ardant, che vive in una sorta di «gabbia dorata» e si aggrappa all’etichetta, alla cura dei dettagli e ai piaceri raffinati, come il vino. Dopo che la figlia smette di andarla a trovare, l’unico punto di riferimento per Isabelle diventa la devota governante Leila, interpretata da Nisrin Erradi. Leila mantiene con meticolosità l’ordine della casa e del giardino, curato dal capo giardiniere Yusef (Ahmed Hammoud). Ma quando la sorella di Leila le ricorda un impegno a cui non può sottrarsi, la quiete del luogo comincia a riempirsi di ombre.

Fanny Ardant descrive così il suo personaggio: «Il mio personaggio ha fatto la scelta della bellezza… quella di vivere in una gabbia dorata, ma allo stesso tempo non ha completamente dimenticato tutti i legami con la famiglia con cui non riesce ad avere però rapporti normali. È questa la sua ambiguità. In Leila trova una donna altrettanto generosa e quell’affetto che la famiglia non le dà più». L’attrice aggiunge poi una riflessione sulle persone che scelgono il distacco: «Amo le persone che cercano il distacco, che non vogliono più far parte del bel mondo, ma che allo stesso tempo creano bellezza. Perché credo che la bellezza sia fatta per consolare». Ardant ricorda inoltre la propria origine familiare: «Per fortuna sono nata in una famiglia classica, con genitori che mi hanno amata. Questo mi ha dato una grande forza nella vita, anche quella di uscire dal seminato e dire: abbiamo una sola vita, vado a vivere la mia e non quella che la società, la famiglia, la morale o la religione mi chiedono».

La regista Ginevra Elkann spiega che il film nasce dall’elaborazione del lutto per la perdita della nonna, intimamente legata a quel giardino: «Pensavo che, raccontando questo luogo, l’avrei ritrovata. Lei amava i giardini e questo è stato l’ultimo che ha realizzato. È stato bello poter girare lì, con le persone di quel luogo». Elkann racconta inoltre come, partendo da un nucleo autobiografico, i personaggi abbiano preso poi vita autonoma: «Scrivendo, i personaggi e le persone da cui si parte come ispirazione si trasformano. Quando il personaggio viene incarnato da Fanny, lei porta le sue cose dentro di lui e quindi, alla fine, di quella persona iniziale rimane molto poco. A sopravvivere per fortuna sono la tenerezza, la musica che ascoltava mia nonna e certamente il suo amore per il giardino».

Le rose di Marrakech è una produzione Asmara Films in collaborazione con Rai Cinema, prodotta da Fabrizio Mosca e Jean Bréhat; la distribuzione italiana è affidata a Lucky Red. Una frase emblemática del film recita: «I dettagli sono importanti, è ciò che distingue la civiltà dal caos».