sabato, Ottobre 17, 2026
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Melanoma, in Italia oltre 12.900 casi l’anno: Imi chiede prevenzione e cure personalizzate

In Italia oltre 12.900 persone si ammalano ogni anno di melanoma e più di 221.000 vivono con questa diagnosi. La sopravvivenza a cinque anni supera il 90%, ma si registrano ancora circa 2.500 decessi l’anno, sottolineano gli specialisti dell’Intergruppo melanoma italiano (Imi), che apre oggi a Bologna il suo congresso annuale. Per i prossimi tre giorni dermatologi, oncologi, chirurghi, anatomopatologi e altri professionisti si confrontano sulle nuove evidenze scientifiche e sulle strategie per migliorare prevenzione, diagnosi e cura.

Per il presidente Imi Daniela Massi il melanoma può essere sconfitto anche grazie a un approccio multidisciplinare che consente maggiore personalizzazione dei trattamenti. Massi indica la precisione dell’anatomia patologica come elemento fondamentale nel percorso diagnostico-terapeutico e segnala come biologia molecolare, digital pathology e intelligenza artificiale offrano opportunità rilevanti: “L’Ai può agire come un ‘copilota specializzato’ al fianco dell’anatomopatologo e offrire un supporto di valore inestimabile, soprattutto nella diagnosi”. A suo avviso la digitalizzazione non è solo tecnologia ma richiede regole, standard ed ecosistemi digitali accessibili per garantire diagnosi più accurate e trattamenti su misura.

Il segretario Imi Vincenzo De Giorgi pone l’accento sulla prevenzione e sulla riduzione dei comportamenti a rischio, con l’invito a promuovere una fotoprotezione che vada oltre le vacanze estive e sia parte della vita quotidiana, con particolare attenzione a donne e giovani. De Giorgi richiama inoltre la necessità di diagnosticare il cancro sempre più precocemente: “Le moderne tecniche non invasive, come la dermoscopia o l’imaging avanzato, permettono di identificare melanomi sempre più piccoli e sottili”, ma avverte che l’aumento della sensibilità diagnostica deve accompagnarsi a maggiore specificità per evitare asportazioni inutili di lesioni benigne e gli impatti che queste comportano per pazienti e sistema sanitario.

A livello globale si stimano circa 100.000 nuovi casi di melanoma l’anno, e l’incidenza è raddoppiata negli ultimi dieci anni. Roberto Patuzzo, consigliere Imi, osserva come l’evoluzione delle terapie abbia trasformato anche l’approccio chirurgico, con una riduzione dell’invasività in contesti selezionati. Questo cambiamento è importante perché l’aumentata prospettiva di lunga sopravvivenza rende più rilevanti gli esiti a lungo termine degli interventi: cicatrici, dolore persistente, linfedema e limitazioni funzionali possono accompagnare il paziente per anni.

Per questo, spiega Patuzzo, “preservare tessuti e funzioni, garantire la riabilitazione e la gestione degli esiti sono ormai parti essenziali della cura”. Il percorso assistenziale deve assicurare continuità, controlli personalizzati e attenzione alle priorità del singolo, integrando il controllo della malattia con la tutela della qualità di vita lungo tutto il percorso del paziente.

Anche dal punto di vista farmacologico i cambiamenti sono stati profondi: secondo l’ex presidente Imi Mario Mandalà le terapie maggiormente utilizzate sono oggi le terapie target e l’immunoterapia. L’implementazione di queste cure ha portato benefici ma anche la necessità di gestire le tossicità. Mandalà sottolinea l’importanza di fornire corretta informazione a pazienti e caregiver per migliorare la consapevolezza, il rapporto medico-paziente e la fiducia. La diagnosi precoce e la gestione multidisciplinare favoriscono anche una migliore risoluzione degli eventi avversi; la riduzione dell’impatto delle tossicità croniche a lungo termine è spesso responsabilità dell’oncologo e dello specialista d’organo.

Al congresso viene anche ribadito il ruolo della ricerca indipendente. Anna Maria Di Giacomo, consigliere Imi, denuncia una fase critica per la ricerca no profit in Italia: negli ultimi 15 anni le sperimentazioni non finanziate dall’industria sono diminuite del 57%. In questo contesto i gruppi cooperativi come Imi possono promuovere trial su farmaci innovativi in popolazioni spesso escluse dagli studi registrativi e disegnare studi con forti componenti traslazionali per individuare biomarcatori predittivi di risposta e di tossicità.

Sul versante diagnostico-molecolare, Massi ricorda che i test di Next Generation Sequencing (Ngs) permettono di identificare alterazioni genetiche cruciali per accedere a farmaci mirati, ma che non esiste ancora un pannello diagnostico o prognostico dedicato e rimborsato nel tariffario. La criticità è particolarmente elevata nei tumori melanocitari atipici o a incerta definizione, dove la diagnosi è complessa e il rischio di sotto- o sovra-trattamento è significativo. L’Imi ha chiesto al ministero della Salute di inserire nel nomenclatore tariffario la prestazione “Test Ngs per tumori melanocitari atipici ad incerto potenziale maligno/melanocitoma” e auspica investimenti per individuare centri di riferimento regionali connessi in rete per l’esecuzione degli esami innovativi.