Michela Proietti torna in libreria con Di passaggio a Milano (Solferino, pp. 336, euro 17,50), il suo primo romanzo in uscita il 20 ottobre. La storia prende le mosse dall’ossessione per l’appartenenza ai circoli giusti della città — un nome pronunciato a mezza bocca, The Mansion, capace di condensare aspettative, desideri di riscatto e barriere sociali.
Al centro del racconto c’è un grattacielo di lusso che nasconde un alveare di segreti: da un lato Pat, giornalista inglese di moda appena arrivata sotto la Madonnina insieme al marito professore e decisa a ottenere la tessera del Club; dall’altro Monica e Guido, coppia di arrampicatori sociali che hanno costruito la loro ascesa occultando origini e menzogne che ora rischiano di venir meno. A movimentare l’equilibrio tra gli inquilini interviene Caterina, giovane pugliese con “terribili sandali” e grandi ambizioni, intenzionata a conquistare il proprio spazio.
La trama si snoda fra vacanze a Forte dei Marmi, vernissage a Brera e aperitivi nei locali di NoLo, componendo un carosello di ambizioni, desideri, finzioni e fragilità. Il romanzo presenta una commedia degli equivoci che mette a fuoco come l’accesso al Club giusto, la scelta della scuola internazionale per i figli o un cognome blasonato siano diventati traguardi quotidiani da raggiungere, spesso a qualsiasi prezzo.
Con una scrittura ritmata e ricca di dettagli di costume, Proietti trasforma Milano in un personaggio a sé, mostrando quanto la spasmodica rincorsa alla reputazione e all’apparenza nasconda, dietro le apparenze, il bisogno primordiale di affermare la propria identità e di ritagliarsi un angolo di autentica felicità.
Vincitrice dell’Ambrogino d’Oro nel 2022, l’autrice firma un esordio che unisce la leggerezza della commedia di costume con un ritratto fedele e tagliente della società contemporanea.



























































