I Carabinieri forestali del nucleo di Mondovì hanno denunciato un ex volontario del Corpo Volontari Anti Incendi Boschivi (AIB) della Regione Piemonte ritenuto responsabile di nove incendi boschivi dolosi appiccati durante la scorsa estate tra il Monregalese e la Valle Pesio.
Il Corpo Volontari AIB del Piemonte, richiamando gli articoli apparsi sulla stampa locale e il servizio del telegiornale, ha reso noto con un comunicato ufficiale che il soggetto coinvolto, identificato come T.C., non è più componente dell’associazione avendo rassegnato spontaneamente le dimissioni in data 01 settembre scorso.
Nella nota il Corpo si dissocia fermamente e condanna senza ambiguità l’operato del volontario qualora, all’esito degli accertamenti in corso da parte dell’Autorità giudiziaria, venisse accertata la sua responsabilità. L’associazione precisa inoltre di riservarsi di valutare ogni opportuna iniziativa nelle sedi competenti per tutelare la propria immagine e reputazione, ribadendo che non consentirà che l’eventuale condotta di un singolo offuschi l’impegno e la dedizione degli altri volontari.
Il comunicato sottolinea anche che la responsabilità penale è personale e che nessun addebito può essere legittimamente mosso all’Associazione per fatti imputabili a condotte individuali, contrastanti con i valori del Corpo. Il Corpo Volontari AIB dichiara, infine, di non voler entrare nel merito della vicenda con ulteriori dichiarazioni, nel pieno rispetto del lavoro dell’Autorità giudiziaria e del principio di presunzione di innocenza, auspicando che venga al più presto fatta piena chiarezza sui fatti contestati.
Secondo le ricostruzioni riportate dalla stampa locale, l’indagato è un 39enne originario di Villanova Mondovì e residente a Peveragno. Sarebbe accusato di aver sfruttato le elevate temperature e il lungo periodo di siccità per appiccare incendi in diverse località: a Chiusa di Pesio (località Cavanero e Peschiere), a Peveragno (Salto dell’Asino e Valfredda), a Villanova Mondovì (Monte Calvario e Rolando) e a Pianfei, nei pressi del lago omonimo.
L’uomo è indagato per il reato di incendio boschivo doloso ai sensi dell’articolo 423‑bis del codice penale, con l’aggravante di aver commesso il fatto violando i doveri inerenti alla prevenzione e alla lotta attiva contro gli incendi. In base alla normativa citata, rischia una pena da 6 a 10 anni di reclusione.
































































