“Il problema dell’Intelligenza artificiale è usarla e non esserne usati. Questo è il problema filosofico critico che dovrebbe essere presente a chiunque: l’IA non è un mezzo, non è uno strumento, è qualcosa che modifica radicalmente le nostre vite, i comportamenti. Non è una tecnica tradizionale, è una vera rivoluzione culturale”. Lo ha affermato il professor Massimo Cacciari oggi all’Università degli Studi di Napoli Federico II, durante una lectio magistralis nell’ambito della XX edizione della Settimana internazionale della ricerca.
Secondo Cacciari, “l’IA può portare alla morte del discorso se si valuta il logos solo su ciò che è calcolabile, dimostrabile e tecnicamente risolvibile”. Per il filosofo è quindi necessario stabilire se ci si accontenta di questa sola dimensione dell’intelligenza o se, invece, si intende coltivare anche una dimensione politica, critica, storica, “che sono cose che non si risolvono con l’IA né con un semplice rifiuto dell’IA”.
Cacciari ha inoltre evidenziato come a produrre oggi l’IA e le tecnologie nel campo biomedico, informatico e della comunicazione siano “le stesse grandi multinazionali che detengono percentuali del Pil mondiale, i loro fatturati sono paragonabili a quelli di un medio Stato”. Per questo, ha sottolineato, un pensiero critico “deve sempre riconoscere che c’è chi produce l’IA e chi la produce lo può fare in un modo o in un altro perché la stessa IA viene formata ed educata, ci devi mettere dentro qualcosa, ci metti dentro input che riguardano anche problemi di strategie, di progetto, di dover essere”.



























































