L’Italia ha resistito bene agli shock degli ultimi anni, ma deve rafforzare la crescita di lungo periodo che, secondo le proiezioni Ocse, dovrebbe attestarsi in media sotto l’1% annuo nel prossimo decennio. L’organizzazione stima che un insieme di riforme su istituzioni, competenze, cuneo fiscale, regolazione e ricerca alzerebbe il livello del Pil del 3,9% in dieci anni e dell’11,9% in venticinque anni.
Nel primo decennio il contributo più rilevante verrebbe dalla qualità delle istituzioni e dalla riduzione del cuneo fiscale, con un impatto stimato di 1,1% ciascuno.
I risultati emergono dai rapporti Ocse studi economici: Italia 2026 e dall’aggiornamento intermedio delle Prospettive economiche (Interim Economic Outlook “Weathering Successive Shocks”), presentati oggi al Cnel.
Le proiezioni per la crescita di lungo periodo sono frenate da più fattori. L’invecchiamento demografico, con una popolazione in età lavorativa che potrebbe perdere cinque milioni di persone entro il 2040; una produttività che cresce meno della media dell’area euro dalla metà degli anni Novanta; e un debito pubblico tra i più elevati nell’area Ocse, il terzo più alto.
A questi si aggiungono una spesa pensionistica tra le più elevate, tassi di occupazione bassi per giovani e donne e un costo dell’energia superiore a quello dei principali concorrenti. Sul versante internazionale pesano i dazi statunitensi e la concorrenza cinese: nel 2025 le importazioni dalla Cina sono cresciute del 16,4% mentre le esportazioni verso la Cina sono calate del 6,6%. L’analisi segnala inoltre l’impatto del nuovo shock energetico.
Per rispondere a queste sfide l’Ocse propone un pacchetto di riforme che mantenga lo slancio del Pnrr anche oltre il 2026 e si appoggi sul Piano strutturale di bilancio di medio termine. Le aree tematiche indicate sono quattro: finanza pubblica, lavoro dei giovani, sicurezza e costo dell’energia, e produttività delle imprese.

























































