La Corte di Cassazione ha dato ragione al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (Dap) e al Ministero della Giustizia stabilendo che un detenuto non ha diritto ad acquistare e consumare alcolici in cella. La decisione riguarda Massimo Ucciero, 46 anni, attualmente ristretto in regime di alta sicurezza nel carcere di Oristano.
Ucciero, noto anche come “Capa spaccata”, era stato arrestato nel 2003, quando aveva 23 anni. È ritenuto, insieme a Cesare Tavoletta, uno dei vertici del gruppo Tavoletta-Ucciero, coinvolto nella faida di Villa Literno contro la fazione Bidognetti fino al 2004. Per l’omicidio Di Fraia e per il tentato omicidio di Lucia Griggo, all’epoca 12enne, Ucciero ha ricevuto una condanna di 23 anni: nel procedimento era stato giudicato dal tribunale dei minori perché, secondo il testo della vicenda, non ancora maggiorenne all’epoca.
La controversia sul consumo di alcol in cella era nata da un reclamo dell’imputato, inizialmente accolto dal magistrato di sorveglianza di Cagliari. Successivamente il Tribunale di Sorveglianza aveva respinto il ricorso del Dap sostenendo che un divieto generalizzato risultasse sproporzionato. La Suprema Corte ha però ribaltato tale decisione.
Secondo la Cassazione, la possibilità di comprare e bere alcolici in cella non costituisce un diritto del detenuto ma una mera modalità organizzativa della vita carceraria, suscettibile dunque di essere regolata e limitata senza che ciò dia luogo a un reclamo ammissibile. La Corte ha inoltre ricordato che la detenzione comporta limitazioni inevitabili della sfera personale, limitazioni che risultano ancora più stringenti per chi è ristretto in circuiti ad alta sicurezza per reati di stampo mafioso.





























































