Massimo Pedrini, bergamasco ingegnere informatico e manager di una società internazionale di consulenza, racconta i disordini che hanno interessato Parigi nel fine settimana del 17-18 ottobre.
Pedrini, che vive con la famiglia nel centro di Parigi, tra l’Opéra e il Louvre, descrive due giornate segnate da un’escalation rapida e imprevista. Sabato 17 ottobre, racconta, era prevista una manifestazione studentesca che nel primo pomeriggio si è svolta con una partecipazione molto ampia di giovani e cartelli «molto intelligenti». La situazione è però degenerata quando al corteo pacifico si sono aggiunte «persone vestite di nero con il passamontagna» che smontavano semafori e cantieri per recuperare sanpietrini e spranghe, dando il via a una guerriglia urbana proseguita fino a tarda notte.
Dalla sua abitazione si sentivano petardi, cori e sirene delle ambulanze: «Sembrava un assedio senza fine», dice Pedrini, che racconta di essere rientrato subito a casa e di aver seguito gli aggiornamenti in televisione. I disordini non si sono placati con il calare del sole, ma sono proseguiti fino oltre mezzanotte. La domenica mattina ha offerto una parentesi di silenzio e strade piene di vetri infranti, auto, moto e biciclette incendiate; per liberare i veicoli, secondo Pedrini, si è reso necessario l’impiego dei mezzi spazzaneve. Nel pomeriggio di domenica gli scontri e i saccheggi sono ripresi, concentrandosi soprattutto su negozi di abbigliamento, accessori e telefonia mobile, con il furto di numerosi smartphone.
Pedrini osserva anche il risvolto politico e mediatico degli eventi: «Sulle pagine dei quotidiani tutti i politici fanno il mea culpa» e «il ministro dell’Interno francese Laurent Nunez ha presentato le dimissioni che sono state respinte dal presidente Emmanuel Macron», ma resta un «disallineamento nella lettura del fenomeno».
Secondo Pedrini la ripetizione delle violenze su più pomeriggi suggerisce la presenza di «profonda insoddisfazione e grande frustrazione» tra strati sociali in difficoltà, con il carovita indicato come tema cruciale. A questo, aggiunge, si somma una forte polarizzazione politica in Francia, con l’estrema destra che individua nell’immigrazione la causa delle proteste e l’estrema sinistra che in parte sollecita il malcontento senza però farsi carico delle istanze delle fasce più fragili.
Sul confronto con quanto accaduto a Milano, Pedrini sottolinea una differenza anagrafica: «A Parigi sono stati fermati tantissimi maggiorenni, mentre nel capoluogo lombardo soprattutto minorenni». In base alle notizie raccolte, afferma, i protagonisti dei saccheggi a Milano avrebbero avuto «12-13 anni». Per questo ritiene che in Italia si sia in parte verificato uno spirito di emulazione finalizzato a «fare caos» più che a una lettura politica delle vicende.
Infine, riguardo alla possibilità di ulteriori scontri, Pedrini ipotizza che finché non sarà chiaro l’orizzonte per le Presidenziali 2027 «ogni occasione costituirà un’opportunità per scatenare nuove proteste e violenze». Le giornate vissute, conclude, hanno alterato l’immagine romantica di Parigi: «Quando ti trovi a dover rincasare di corsa per ripararti dai gas lacrimogeni ti chiedi perché ti trovi qui e pensi che si stia bene a Bergamo», pur confidando che «alla fine tutto troverà un senso» e che si potrà tornare a godere della città, pur senza dimenticare quanto accaduto.





























































