Al consiglio regionale piemontese sono emersi ieri immagini e numeri critici sullo stato delle carceri, con denunce provenienti da polizia penitenziaria, sindacati e istituzioni. In apertura è stata esposta, dal segretario dell’Osapp Gerardo Romano, la richiesta drastica: “Bisognerebbe abbattere il carcere di Torino”. A corollario, l’associazione Avs ha portato in Sala Viglione un barattolo contenente insetti — zecche e cimici dei letti — rinvenuti sui materassi durante un sopralluogo a settembre nel carcere di Torino.
La Garante regionale dei Detenuti, Monica Formaiano, ha presentato al Consiglio dati che confermano criticità strutturali e gestionali. Al 30 settembre risultano quasi 4.500 detenuti a fronte di meno di 4.000 posti regolamentari, con un tasso di occupazione superiore al 112%. Parallelamente, il Tribunale di Sorveglianza segnala un arretrato di 9.400 fascicoli, che secondo i relatori ostacola l’accesso alle misure alternative e alimenta tensioni negli istituti.
I rappresentanti dei sindacati e delle sigle della polizia penitenziaria (Dir.pol.pen, Fns – Cisl, Fp Cgil, Osapp, Sappe, Sinappe, Ugl, Uil funzione pubblica, Uspp) hanno sollevato più profili di criticità: carenze d’organico, turni pesanti che non permettono di coprire pensionamenti, trasferimenti e malattie, e l’aumento di episodi di violenza e aggressioni fisiche e verbali da parte dei detenuti. È stata inoltre denunciata la mancanza di adeguati strumenti di difesa e tutela, tanto sul piano fisico quanto giuridico; alcune sigle hanno chiesto la dotazione di spray urticanti e taser per la polizia penitenziaria.
Nell’ampio quadro segnalato sono stati richiamati anche aspetti di carattere sanitario e sociale: il peso psicologico per gli agenti, il disagio economico dei giovani fuori sede costretti a turni gravosi e penalizzati dall’aumento del costo degli affitti nelle città piemontesi rispetto a stipendi iniziali ritenuti inadeguati, e la gestione dei contenziosi legali senza risposte ritenute sufficienti dall’amministrazione.
Il presidente del Consiglio regionale Davide Nicco ha spiegato che l’assemblea “ha il dovere di ascoltare, approfondire, raccogliere le istanze e contribuire, nell’ambito delle proprie competenze, a individuare possibili soluzioni”, pur senza sostituirsi alle responsabilità dirette nella gestione del sistema penitenziario.
L’esecutivo regionale ha rivendicato interventi già avviati. Il vicepresidente della Regione Piemonte, Maurizio Marrone, ha ricordato “un investimento record di 2,5 milioni di fondi nazionali del Ministero della Giustizia ed europei”, finalizzato a mettere risorse a disposizione di comuni e terzo settore per inserimento lavorativo e abitativo, migliorare le condizioni di lavoro e l’agibilità della polizia penitenziaria.
Dalla minoranza sono arrivate critiche sulla gestione della Giunta: i consiglieri dei Cinquestelle Sarah Disabato, Alberto Unia e Pasquale Coluccio hanno depositato un atto di indirizzo che impegna la Giunta a predisporre, entro 90 giorni, un piano operativo per rafforzare la sanità penitenziaria. La consigliera Vittoria Nallo (Italia Viva, Stati Uniti d’Europa) ha richiamato i “dati drammatici” sui suicidi fra i detenuti — sette in Piemonte dall’inizio dell’anno — e il disagio degli agenti, depositando un ordine del giorno per rafforzare gli interventi sulla salute mentale dei detenuti, potenziare le Rems, sostenere il benessere psicologico della polizia penitenziaria e aumentare l’organico del Settore Salute mentale e penitenziaria della Regione.
Un ordine del giorno della maggioranza, a firma di Sergio Bartoli (Lista Civica Cirio Presidente PML), chiede il potenziamento della sanità penitenziaria, il sostegno psicologico e la formazione lavorativa, con interventi mirati come il rilancio della tipografia di Ivrea e il rafforzamento delle attività a Biella, oltre a un monitoraggio costante delle strutture e a un confronto con il Ministero della Giustizia per le emergenze di competenza statale.
Sulla composizione della popolazione carceraria si è espresso il capogruppo della Lega in Piemonte Fabrizio Ricca, che ha sottolineato come “oggi circa l’86% dei detenuti stranieri presenti nelle nostre carceri è costituito da cittadini extracomunitari” e ha indicato nei rimpatri uno strumento per alleggerire gli istituti, richiamando anche modifiche normative europee recenti in materia.
Infine, è scoppiata la polemica per la piazza negata a Torino in occasione dei 210 anni della Polizia Penitenziaria: Roberto Ravello, vicecapogruppo in consiglio regionale di Fratelli d’Italia, ha parlato di uno “sfregio all’onore degli agenti”. Il sindaco di Torino Stefano Lo Russo ha spiegato che la città ha dato disponibilità a ospitare l’evento, ma non nel 2027 per ragioni logistiche, proponendo invece il 2028, e ha espresso vicinanza alle condizioni degli agenti, lamentando la mancanza di supporto da parte del Governo.





























































