Riceviamo e pubblichiamo una lettera di replica di Claudio Sacchetto, consigliere regionale di Fratelli d’Italia e presidente della Commissione montagna, alle affermazioni di Ernesto Maria Ruffini a La7.
Sacchetto giudica offensive e numericamente infondate le parole di Ruffini secondo cui le partite IVA evaderebbero e voterebbero centrodestra perché aiutate dal Governo. Nella sua replica invita a ristabilire verità e rispetto, criticando anche l’idea di considerare i commercialisti come complici anziché come attori chiave nell’applicazione delle norme fiscali.
A sostegno della sua posizione richiama l’ultima Relazione sull’economia non osservata e sull’evasione fiscale del Mef: il tax gap complessivo sarebbe sceso sotto i 100 miliardi, a 99,2 miliardi, con una propensione all’evasione al 18,3% in calo costante. Secondo Sacchetto, le riduzioni più marcate riguardano proprio IVA e IRAP, cioè le imposte delle imprese.
Sacchetto segnala inoltre un risultato del 2025: l’Agenzia delle Entrate e Riscossione ha recuperato 36,2 miliardi di euro, un +8,4% sull’anno precedente, e un record rispetto ai 31,4 miliardi del 2023 e ai 33,4 del 2024. Per il consigliere, questi numeri dimostrano che la lotta all’evasione si sta facendo “senza criminalizzare chi lavora”, nel quadro del cosiddetto “fisco amico” voluto dal Governo Meloni.
Soffermandosi sulla grande evasione, Sacchetto ricorda che, come riportato dalla stessa Agenzia delle Entrate — all’epoca diretta da Ernesto Maria Ruffini — lo Stato ha recuperato quasi 3 miliardi dalle sole multinazionali che spostano utili all’estero. Secondo la lettera, l’evasione delle multinazionali sarebbe stimata fino a otto volte quella delle piccole e microimprese, essendo dovuta a meccanismi elusivi complessi e diversi dallo scontrino del bar.
In chiusura Sacchetto afferma che le partite IVA non votano centrodestra perché aiutate a evadere: se votano in larga parte per quel campo politico, sostiene, è perché l’esecutivo non le considera evasori a prescindere. Pur ritenendo auspicabile una riduzione più robusta e duratura della pressione fiscale, conclude che un primo passo corretto è ridurre l’evasione di chi evade davvero senza mortificare l’economia, contrapposto a ciò che secondo lui propongono alcuni esponenti del cosiddetto “campo largo”.





























































