Claudio Sacchetto, consigliere regionale del Piemonte di Fratelli d’Italia, ha commentato positivamente la proposta europea di revisione dei limiti massimi di residui di alcuni agrofarmaci nei prodotti importati da Paesi terzi quando tali sostanze non sono più autorizzate nell’Unione Europea.
Secondo Sacchetto, «finalmente l’Europa comincia a intervenire su una contraddizione che da troppo tempo penalizza i nostri agricoltori»: non è accettabile, ha detto, vietare determinati agrofarmaci alle aziende agricole europee e poi consentire l’ingresso sul mercato comunitario di prodotti ottenuti utilizzando le stesse sostanze purché rispettino i limiti massimi di residui attualmente previsti. Per il consigliere la questione riguarda coerenza, tutela della salute dei cittadini e, soprattutto, concorrenza sleale. Sacchetto ha inoltre richiamato «la lettera dei 19 Paesi esportatori che contestano l’iniziativa di Bruxelles» come dimostrazione dell’importanza del provvedimento.
Le organizzazioni agricole europee e italiane, ha ricordato Sacchetto, denunciano da anni la «situazione paradossale della sempre maggiore carenza di strumenti per difendere le colture in netta controtendenza con il resto del mondo», con la beffa di consentire ai concorrenti esteri di commercializzare prodotti ottenuti in condizioni differenti. Per il rappresentante di Fratelli d’Italia, il problema non è soltanto il rispetto dei limiti di residui, ma anche la necessità di evitare che il differenziale tra le regole europee e quelle degli altri attori globali si traduca in «uno svantaggio competitivo sistematico». Le decisioni, ha aggiunto, poggiano su solide basi scientifiche e se l’Europa ritiene determinate sostanze incompatibili con i propri standard di sicurezza o con gli obiettivi di tutela ambientale, deve affrontare con coerenza anche il tema dei prodotti importati.
Sacchetto ha citato come esempio l’accordo commerciale con i Paesi del Mercosur, definendolo «un esempio virtuoso di un approccio finalmente intelligente e non suicida dell’Ue». Ha inoltre sottolineato l’azione del Governo Meloni, che, a suo dire, «ha dimostrato che in Europa non bisogna accettare passivamente decisioni che rischiano di penalizzare il nostro sistema produttivo»: l’Italia, prima di dare l’ok all’accordo con il Sudamerica, ha chiesto garanzie aggiuntive e clausole di salvaguardia più forti, subordinando il proprio sostegno all’ottenimento di tutele adeguate.
Per Sacchetto, questa è la strada corretta: apertura ai mercati quando crea opportunità per le imprese italiane, ma senza subire passivamente la concorrenza internazionale. Il commercio può rappresentare una grande opportunità per il Made in Italy «a condizione che le regole garantiscano condizioni eque e strumenti efficaci per intervenire quando le nostre produzioni vengono messe a rischio». La recente sospensione europea delle importazioni di determinati prodotti di origine animale dal Brasile è, secondo lui, la dimostrazione che è necessario intervenire quando mancano garanzie sufficienti sul rispetto degli standard europei.
Infine, Sacchetto ha osservato un cambiamento di approccio da parte dell’Europa, «che va nella direzione che sosteniamo da tempo», con la Commissione e il Parlamento influenzati da una sensibilità portata dall’Italia e da una maggioranza che sempre più spesso si propone nel Parlamento europeo, la cosiddetta «maggioranza Giorgia». Questa, ha detto, pone obiettivi legati alla sostenibilità che devono essere compatibili «con la sostenibilità economica delle imprese, con la sicurezza alimentare e con la capacità dell’Italia e dell’Europa di produrre cibo e di difendersi nella competizione commerciale internazionale». «Meno Green Deal ideologico e più pragmatismo», ha concluso Sacchetto, augurandosi che «l’Europa vada avanti fino in fondo sulla reciprocità per gli agrofarmaci».




























































