Centinaia di agricoltori pugliesi si sono ritrovati questa mattina a Roma per la mobilitazione nazionale promossa da CIA Agricoltori Italiani. Partiti all’alba con pullman provenienti da tutte le province della regione, olivicoltori, cerealicoltori, viticoltori, allevatori e rappresentanti degli altri comparti agricoli si sono concentrati in piazza Montecitorio davanti alla Camera dei deputati per chiedere interventi urgenti al Governo e all’Unione Europea.
Al centro della protesta il progressivo deterioramento delle condizioni economiche delle imprese agricole, messe sotto pressione dall’aumento dei costi di produzione e dalla diminuzione dei prezzi riconosciuti ai produttori, una tendenza che, secondo CIA, interessa ormai tutte le principali filiere pugliesi.
Particolarmente critica la situazione nel settore olivicolo-oleario, che in Puglia coinvolge circa 16mila aziende, 720 frantoi e 30mila lavoratori, considerando anche l’indotto. L’organizzazione attribuisce in parte la forte riduzione delle quotazioni dell’extravergine italiano all’afflusso di olio dall’estero, in particolare dalla Tunisia: le quotazioni sarebbero passate da 9 a 4 euro, mettendo in difficoltà aziende e frantoi già alle prese con investimenti e spese di gestione crescenti.
Le difficoltà investono anche altri comparti: rispetto al 2021, il valore riconosciuto ai produttori è diminuito del 48% per il grano e del 20% per le uve da vino. Per l’uva da tavola, a seconda delle varietà, le riduzioni oscillano tra il 25% e il 50%, mentre per l’olio extravergine pugliese il calo indicato raggiunge il 50%. Preoccupa inoltre il peso delle importazioni, soprattutto dai Paesi extraeuropei, che secondo CIA eserciterebbero una pressione al ribasso sui prezzi dei prodotti nazionali.
Alla contrazione dei ricavi si accompagna un’impennata dei costi: il gasolio agricolo, rispetto ai valori del 2021 compresi tra 48 e 70 centesimi al litro, ha raggiunto 1,70 euro; concimi e fertilizzanti hanno registrato aumenti stimati tra il 40% e il 100%. In Puglia pesa anche il problema dell’approvvigionamento idrico: siccità, perdite delle reti, carenza di infrastrutture, ritardi nel riutilizzo delle acque reflue e dipendenza dagli invasi delle regioni confinanti contribuiscono, secondo CIA, a mantenere particolarmente elevati i costi dell’irrigazione.
L’associazione ha portato esempi delle distorsioni della filiera mostrando la crescente distanza fra quanto incassano gli agricoltori e quanto pagano i consumatori: dati relativi a settembre indicano che le carote passano da 28 centesimi al chilo all’origine a 1,46 euro al dettaglio (+421%); l’uva da tavola da 58 centesimi a 2,99 euro (+416%); le melanzane da 62 centesimi a 2,75 euro (+344%). Differenze rilevanti si registrano anche per pesche, peperoni, pere e zucchine. Per CIA questi dati evidenziano la necessità di intervenire sulle distorsioni della filiera agroalimentare e di rafforzare i controlli sulle pratiche commerciali sleali, denunciando una distribuzione squilibrata del valore a svantaggio dei produttori e dei consumatori.
«Siamo dentro una tempesta perfetta, colpiti dagli effetti delle guerre e del cambiamento climatico», hanno dichiarato il presidente nazionale di CIA, Cristiano Fini, e il presidente regionale Gennaro Sicolo.
Tra le richieste avanzate durante la manifestazione figurano un maggiore monitoraggio dei prezzi, misure contro le pratiche sleali, la valorizzazione delle produzioni italiane e delle filiere corte, il rifinanziamento del credito d’imposta sul gasolio agricolo e degli incentivi per Agricoltura 4.0. L’organizzazione chiede inoltre di utilizzare le risorse già stanziate per i fertilizzanti anche per fronteggiare gli altri aumenti dei costi produttivi.
«Non chiediamo privilegi: chiediamo che i conti tornino, per chi produce e per chi consuma. Perché difendere l’agricoltura significa difendere tutti», è il messaggio lanciato da CIA nella giornata di mobilitazione.




























































