Disseppellito dall’oblio dopo più di settant’anni, riemerge un saggio di Corrado Alvaro sulla nota “questione delle due Italie” pubblicato nel 1954 sulla rivista Confluence dell’Università di Harvard. A ricostruirne la storia è il giornalista Mimmo Nunnari nel volume Corrado Alvaro e la lezione americana sull’Italia del Sud (Rubbettino, 92 pagine, euro 14), che in appendice propone lo scritto alvariano ritradotto dall’inglese, vista l’impossibilità di reperire l’originale italiano.
Il testo, apparso nel primo fascicolo dell’annata 1954 di Confluence con il titolo Literature and Poor Life – Reflections on the Problems of Southern Italy (resocontato in italiano come Letteratura ricca e vita povera – Riflessioni sull’Italia meridionale), era destinato a un pubblico internazionale data l’ampia area di diffusione della rivista. Nunnari ricostruisce la genesi del saggio e sottolinea l’importanza della scelta di affidare ad Alvaro il tema dell’antica questione italiana: la nomina testimonia, secondo l’autore, il riconoscimento dello scrittore calabrese non solo come uno dei maggiori esponenti della letteratura italiana, ma anche come interprete credibile del pensiero meridionalista.
Nel saggio Alvaro descrive, con linguaggio franco e argomentazioni decise, la spaccatura tra Nord e Sud all’interno dello stesso ambito nazionale, definendola un’anomalia italiana ed europea. Mettere in rilievo il paradosso secondo cui la parte più povera e sottosviluppata del paese possiede una “letteratura ricca” a fronte di una “vita povera” è uno dei nuclei della riflessione. Alvaro osserva inoltre, con ironia, che il giorno in cui il problema del Mezzogiorno fosse risolto la letteratura italiana perderebbe una fonte di ispirazione che ha alimentato alcune delle opere più significative del secolo scorso.
A titolo di esempio lo scrittore cita Giovanni Verga e Luigi Pirandello, entrambi siciliani, e Grazia Deledda, sarda e vincitrice del premio Nobel per la letteratura, come narratori che in anticipo avevano denunciato il Sud lasciato ai margini. Secondo Alvaro, l’isolamento del Mezzogiorno ha prodotto nel tempo strutture contrapposte di “protetti” e “disperati”, dominate da ceti politici incapaci e da signorie parassitarie.
Nunnari definisce il testo di Alvaro uno dei migliori scritti meridionalistici e segnala come in questa lezione americana riemerga anche l’Alvaro giornalista, capace di raccontare aspetti della vita del Mezzogiorno con chiarezza e forza narrativa. In chiusura del saggio, lo scrittore usa un’espressione intensa per descrivere quel Sud: “l’umano si mescola all’inumano”.



























































