Dagli applausi alla Mostra del Cinema di Venezia al successo nelle sale statunitensi, arriva in Italia il 15 ottobre Primetime, il primo film di finzione del documentarista Lance Oppenheim. Protagonista e produttore, Robert Pattinson interpreta Chris Hansen, il volto televisivo che nei primi anni Duemila trasformò la caccia ai pedofili in uno show sulla rete Nbc. Il film è il terzo miglior debutto al botteghino Usa per la casa di produzione A24, con un bottino di oltre 38 milioni di dollari in una settimana. In Italia la distribuzione è affidata alla bolognese I Wonder Pictures.
Primetime ripercorre l’ascesa di To Catch a Predator, programma andato in onda dal 2004 al 2007 che tendeva trappole a presunti predatori sessuali mediante operazioni sotto copertura, giovani esche e telecamere nascoste, per smascherarli davanti alla gogna televisiva e poi consegnarli alla polizia. Il programma divenne un fenomeno nazionale, mandato in prima serata, e il suo conduttore Chris Hansen una celebrità, contribuendo a cancellare il confine tra informazione, giustizia e voyeurismo televisivo.
«Ero un grande fan del programma da adolescente, quando avevo poco più di vent’anni», racconta Pattinson in collegamento da Londra, al termine di una proiezione a Los Angeles. «Mi affascinava soprattutto la reazione nel mio gruppo di amici. Lo guardavamo in 5 o 6 ragazzi di diciotto anni, e il modo in cui ciascuno di noi reagiva era completamente diverso. C’era qualcosa di incredibilmente potente in quel materiale».
Ad attrarre l’attore, due decenni dopo, è stata la sceneggiatura di Ajon Singh, che non propone una biografia né un’analisi del fenomeno ma «era come entrare nella mente di Hansen. Ho pensato immediatamente: è un’occasione irripetibile», dice Pattinson, oggi quarantenne e protagonista di una carriera matura che include tra l’altro la saga di Twilight, The Drama con Zendaya, L’Odissea di Christopher Nolan e l’imminente Dune – Parte Tre di Denis Villeneuve.
Il personaggio, descritto come potente e ambiguo, in bilico tra messianesimo, vertigine del successo e un’estrema solitudine, ha convinto Pattinson insieme al produttore Ari Aster a proporre la sceneggiatura ad A24 e a Oppenheim. «Ci hanno detto subito sì. Poi tutto è andato velocissimo», viene riferito.
Il cast, selezionato dalla candidata all’Oscar Francine Maisler, comprende Merritt Wever nei panni della produttrice Andie Bender; Skyler Gisondo, che interpreta il giovane attore Dan Plum ingaggiato come esca; e la cantautrice Phoebe Bridgers, al debutto cinematografico nel ruolo della esca femminile.
«Ho visto To Catch a Predator prima di scoprire Kurosawa e Orson Welles. È stata forse la prima cosa che ho visto mescolare verità e finzione, artificio e realtà», racconta il regista 30enne Oppenheim. Per ricreare quel cortocircuito ha scelto un set senza prove, volutamente caotico, simile alla troupe televisiva raccontata nel film. La collaborazione con Pattinson è stata «la più profonda della mia carriera», dice Oppenheim, che aggiunge: «Alla seconda settimana gli ho detto: hai trovato perfettamente la voce, i gesti e la postura di Chris Hansen. Mi sembra che tu stia fondendo Jerry Maguire e Dracula». Pattinson, sorpreso, «pensava di interpretare Mel Gibson in Braveheart».


























































