‘A las çinco de la tarde’ è il nuovo singolo di Mimmo Cavallo, tratto dall’album ‘U signuri u na manda bona’, disponibile in digitale, Vinile e Cd. Il lavoro segna il ritorno sulle scene del cantautore, compositore e chitarrista salentino.
Il disco è prodotto da Suoni dall’Italia di Mariella Nava, anch’essa originaria di Taranto, e come Cavallo deve gli esordi al produttore Antonio Coggio. Coggio, talent scout anche di Claudio Baglioni, è ricordato per il fiuto nei confronti dei cantautori. In un periodo in cui la canzone d’autore appare meno presente nel dibattito musicale, Cavallo e Nava hanno presentato il progetto dal vivo a Roma, all’Alexanderplatz, locale noto anche per gli amanti del jazz.
Mimmo Cavallo esordisce nel 1980 con l’album ‘Siamo Meridionali’, che offrì un nuovo modo di parlare del Sud. Ha scritto con Enzo Biagi la sigla ‘Ma che storia è questa’ per la trasmissione televisiva La storia d’Italia a fumetti ed è autore di brani portati al successo da interpreti come Mia Martini, Gianni Morandi, Fiorella Mannoia, Ornella Vanoni, Loredana Bertè, Syria e Al Bano. Tra le collaborazioni di rilievo, quella con Zucchero per i brani ‘Vedo Nero’ e ‘Non illudermi così’; di quest’ultimo Cavallo ha adattato il testo in italiano di ‘Don’t make promises’ di Tim Ardin, canzone folk del 1966.
Negli ultimi anni sono usciti ”U Vurpe’ e il singolo “Oh Mimì” (2022), dedicato a Mia Martini, seguiti nel 2023 da ‘La Libertà’ e nel 2024 da ‘L’estate che torna’.
“L’idea di questo disco iniziale era quella del ‘Marenauta’, che riemerge dall’abisso dei propri fondali, dove viveva arenato, portando alla luce il suo pescato (un pugno di canzoni). Una metafora, più o meno evidente, della condizione in cui oggi vive un cantautore. In seguito, folgorato casualmente – racconta Mimmo Cavallo – dall’immagine del ferro di cavallo con la scritta in calabrese ‘U Signuri u na manda bona’, si è pensato di unire il concetto del cantautore ‘fuori dal giro’, alias ‘marenauta’, all’incombenza di una frase che denunciava la drammaticità di questi tempi in cui politica e diplomazia – conclude Cavallo – non sanno sostituirsi alle guerre”.



























































