Alla Fondazione Valentino Garavani e Giancarlo Giammetti, negli spazi di PM23 a piazza Mignanelli, è stata inaugurata Aura, mostra che mette in dialogo abiti d’archivio della Maison con i quadri della giovane artista polacca Ewa Juszkiewicz. «Il significato di questa mostra è legato a domande e risposte racchiuse nei quadri stessi dell’artista in dialogo con gli abiti di Valentino. Entrambe parlano della bellezza e del suo significato, nascosto dai dipinti e svelato dalle creazioni di Valentino. Le donne hanno voglia di essere scoperte», ha detto Giancarlo Giammetti durante l’inaugurazione per spiegare il senso del progetto.
Trentotto abiti d’archivio di Valentino Garavani sono esposti accanto a grandi oli su tela di Juszkiewicz, che raffigurano dame in abiti rinascimentali dai colori vivaci, ma con il volto nascosto da tessuti avvolti attorno al viso come turbanti. In alcune opere la testa è trasformata in fruttiere o vasi di piante, in un guizzo che l’artista definisce «quasi arcimboldesco».
«Nascondere il volto a queste figure femminili — spiega Ewa Juszkiewicz — rappresenta per me una metafora di libertà, che vuol dire annullare ogni individualismo e rompere con la tradizione, anche nell’abbigliamento, visto che le donne che ho dipinto portano abiti antichi nella foggia, ma moderni nello spirito, colorati, energetici, in stoffe morbide, senza costrizioni di corsetti o altro. Con il volto coperto le mie donne sono eterne perché non legate ai loro tratti somatici che hanno in quel momento. Com’ è eterna la moda di Valentino».
Aura è pensata come uno spazio in cui ciò che è familiare resta riconoscibile ma assume, a sorpresa, una dimensione sospesa tra realtà e immaginazione, offrendo nuove modalità di osservazione. Nel linguaggio creativo di Valentino Garavani la figura femminile occupa un ruolo centrale: colore, materiali, volumi e movimento esaltano la silhouette per valorizzare la presenza e far emergere la bellezza individuale.
Nei dipinti di Juszkiewicz il ritratto subisce una metamorfosi: attingendo alla tradizione europea del ritratto femminile, l’artista trasforma i volti in configurazioni di capelli, tessuti, fiori e altre forme organiche, ridefinendo i codici del ritratto e aprendo l’immagine a interpretazioni diverse. La mostra riunisce 38 abiti selezionati dall’archivio della Maison e 26 dipinti dell’artista.
«Con Aura — ha concluso Giammetti — abbiamo voluto esplorare la capacità della moda e dell’arte di trasformare il nostro sguardo sulla bellezza. Le creazioni di Valentino e i dipinti di Ewa Juszkiewicz, attraverso la materia, il colore, la forma e la metamorfosi, ci invitano a superare ciò che è familiare per scoprire nuove prospettive. È una visione che accompagna da sempre il mio percorso con Valentino e che oggi continua a guidare il lavoro della Fondazione: credere nella bellezza come forza capace di generare cultura, immaginazione e cambiamento».
Per Aura, Juszkiewicz ha presentato per la prima volta il dipinto intitolato “A Portrait in Valentino Red”. L’opera si ispira a un abito della collezione Haute Couture Autunno/Inverno 2007-08 di Valentino: una composizione di tessuto rosso, con motivo a foglia di palma, avvolge il volto ed evoca una rosa, un fiocco e una forma organica in crescita, riprendendo il vocabolario visivo dell’abito e creando tensione tra ritratto, tessuto e ornamento.
La mostra, patrocinata dal Municipio I Roma Centro, sarà aperta al pubblico dal 18 ottobre al 21 febbraio 2027.



























































