mercoledì, Ottobre 21, 2026
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Roma: Castellitto, in Cambiare l’acqua ai fiori divento un angelo custode

Tre milioni di copie vendute nel mondo (di cui due tra Francia e Italia) e traduzioni in oltre una trentina di lingue: sono questi alcuni dei numeri del successo del romanzo Cambiare l’acqua ai fiori di Valérie Perrin, pubblicato nel 2018 e edito in Italia da e/o. Il libro arriva sul grande schermo nell’omonima trasposizione di Jean-Pierre Jeunet, coprodotta dall’Italia con Palomar, presentata in anteprima alla Festa de cinema di Roma e in sala in Italia dal 5 gennaio con Lucky Red.

La protagonista è Leïla Bekhti, affiancata in un cast che comprende Matthias Schoenaerts, Melvil Poupaud e Sergio Castellitto. Il film segue il percorso di Violette Toussaint (Bekhti), che dopo essere stata a lungo col marito Philippe (Schoenaerts) — “tanto affascinante quanto incostante e infedele” — lascia il lavoro come addetta a un passaggio a livello nella campagna francese per diventare custode di un piccolo cimitero in Borgogna. Il cambiamento professionale si intreccia al cammino nel dolore per la perdita della figlia piccola e alla ricerca di una nuova possibilità di rinascita.

Nella guarigione emotiva di Violette ha un ruolo importante l’incontro con Sasha (Castellitto), che era custode del cimitero prima di lei: “un uomo che, pur con un passato tragico, è pieno di positività, amore per la vita e voglia di scoprire il mondo”. Castellitto definisce Sasha “un personaggio leggero ma tragico” e sottolinea la necessità di trovare “l’equilibrio giusto tra la tragedia della sua vita e la sua leggerezza, la sua ironia”. “In qualche misura si avvicina a un mondo italiano — aggiunge Castellitto”.

L’attore racconta anche che Jeunet gli ha tagliato “una scena molto importante in cui raccontava il retrobottega dell’anima di Sasha”, ma aggiunge di comprendere la scelta: “avendo fatto ogni tanto il regista so che a volte per saper raccontare, devi saper rinunciare a delle cose”. Riferendosi al proprio percorso e al sodalizio con la moglie scrittrice Margaret Mazzantini, osserva: “se c’è una cosa che mi può essere riconosciuta, è una certa competenza rispetto a film tratti da libri” e valuta che Jeunet sia riuscito, nel portare il romanzo sullo schermo, a “nascondersi in qualche modo dentro al libro. Secondo me la riuscita è veramente formidabile”.

Durante le riprese Castellitto ha condiviso con Bekhti le scene girate nel cimitero: “Ci abbiamo passato una settimana che di per sé sembrerebbe una roba triste. Invece ci siamo molto divertiti, siamo stati molto complici”. È stato per lui anche l’occasione per conoscere Matthias Schoenaerts: “è stato molto bello anche aver conosciuto Matthias, un attore che ammiro moltissimo. Come dico sempre, i film non è importante soltanto farli, sono importanti anche i ricordi che ti porti a casa. Io mi porto bei ricordi”.

Reduce dal successo di Conclave, Castellitto riflette anche sul rapporto con la popolarità e i social: “Ogni tanto mia figlia mi manda dei messaggi, scrivendomi ‘guarda hanno scritto questo, hanno detto questo’ — commenta l’attore —. Però io non ho nessun rapporto con i social. Infatti non sono un uomo solo… soltanto chi frequenta i social è solo. Non è così?”.

Jeunet ha raccontato i fili personali che lo legano alla scrittrice: Perrin è cresciuta “in una piccola città della Borgogna chiamata Guegnon, dove io andavo in vacanza da mia nonna”. Ricorda il giorno in cui Valérie gli disse “ho un romanzo per te” e la lettura che lo ha colpito: “Quando l’ho letto, ho trovato in ogni pagina, e questo accade così raramente, un’idea che mi ha stravolto il cuore. Riuscivo già a immaginarmele mentre le mettevo in scena”.

Leïla Bekhti definisce il romanzo “magnifico, mi aveva profondamente commosso” e aggiunge che il film “parla di un dolore profondo senza però limitare la sua narrazione alla sola tristezza. È una storia piena di vita, e trovo che l’universo di Valérie Perrin, e l’universo di Jean-Pierre Jeunet, si sposino meravigliosamente”.